N’drangheta, a Reggio Calabria fermati i presunti killer di Fortunata Fortugno

mercoledì 4 luglio 12:31 - di Redazione

La Polizia ha fermato i presunti assassini di Fortunata Fortugno, la donna di 48 anni uccisa il 16 marzo scorso a Reggio Calabria con una serie di colpi di pistola sparati da più persone mentre era in auto con l’amante, Demetrio Lo Giudice. L’uomo, un 53enne ritenuto elemento di spicco dell’omonima cosca della ‘Ndrangheta, rimase ferito a un braccio durante l’agguato. I due furono raggiunti dai sicari nei pressi di un torrente nel quartiere Gallico, dove si erano appartati a bordo di un fuoristrada.

Reggio Calabria, l’obiettivo dei killer era l’amante

Le quattro persone, tutte italiane sono accusate, a vario titolo, di omicidio e tentato omicidio pluriaggravati anche dal metodo mafioso, associazione mafiosa, detenzione e porto d’armi da fuoco clandestine, danneggiamento aggravato, furto aggravato e detenzione illegale di segni distintivi e oggetti in uso ai corpi di polizia. La svolta nelle indagini della squadra mobile di Reggio Calabria è arrivata grazie alle immagini acquisite dagli impianti di videosorveglianza pubblici e privati e dalle intercettazioni ambientali disposte nei confronti di alcuni sospettati. Il lavoro  della Direzione distrettuale antimafia e della polizia  di Reggio Calabria hanno fatto emergere che il vero obiettivo del killer non era la donna ma l’uomo che stava con lei in macchina, ritenuto vicino agli ambienti del clan Tegano che opera nella zona nord della città di Reggio Calabria, coinvolto in operazioni antimafia che in passato hanno colpito la cosca reggina. Attraverso il confronto di moltissimi filmati estrapolati dai diversi impianti di video sorveglianza, i poliziotti della Squadra Mobile sono riusciti ad individuare l’Audi utilizzata dal sicario la sera del 16 marzo per compiere l’agguato costato la vita a Fortunata Fortugno. Gli accertamenti avrebbero dimostrato infatti che la macchina era utilizzata esclusivamente da un 28enne di Gallico, Paolo Chindemi. Le intercettazioni ambientali hanno permesso di raccogliere ulteriori elementi che, in combinazione con i dati acquisiti dagli impianti di video sorveglianza, hanno portato a un quadro indiziario grave, preciso e concordante a carico del 28enne come esecutore materiale del delitto. Paolo Chindemi è figlio di Pasquale, assassinato tre mesi prima a Gallico nel corso di un agguato.

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