Marchionne, è il momento del dolore e della rabbia: «Tacciano gli sciacalli»

mercoledì 25 luglio 13:08 - di Augusta Cesari

L’annuncio della morte di Sergio Marchionne era atteso da un momento all’altro, ma la notizia dell’avvenuto decesso all’ospedale di Zurigo colpisce comunque il mondo politico che rende onore alla vicenda umana del manager. «Onore a un uomo che ha fatto tanto e avrebbe potuto fare ancora molto. Un pensiero ai familiari di Sergio Marchionne e un augurio a chi ha l’onore e l’onere di prendere il suo posto». Così il vicepremier e ministro dell’interno Matteo Salvini ha commentato l’annuncio della morte del manager. Il  mondo politico  da giorni riflette e si interroga sul lascito  dell’uomo che ha impresso un segno nella storia industriale italiana. Oggi prevale il dolore. E’ il premier Conte ha parlare «a nome di tutto il governo per la scomparsa di Sergio Marchionne. Le mie sentite condoglianze alla sua famiglia e a tutti i suoi cari».

Cordoglio per la scomparsa di Sergio Marchionne esprime Giorgia Meloni. «Da patriota ho contestato tante delle sue scelte in tema di delocalizzazione dell’industria automobilistica italiana ma le sue capacità manageriali sono indiscusse. La mia vicinanza e quella di FdI alla sua famiglia e ai suoi cari».

Nelle parole prevale il dolore per la vicenda umana di Marchionne, ma anche la rabbia per i commenti di odio e gli insulti riservatigli sui social e dal quotidiano Il Manifesto che ha riservato sicuramente il titolo più “buio” quanto a civiltà. Mai avremmo pensato di assistere a un delirio rabbioso in punto di morte. «Ha difeso imprese, tutelato lavoro, vinto sfide gigantesche, un protagonista da ricordare e rispettare #Marchionne #taccianoglisciacalli», invoca infatti in un tweet il senatore Maurizio Gasparri di Forza Italia. «Il primo pensiero va all’uomo, alla sua famiglia, ai suoi cari ai quali rivolgo le mie condoglianze in questo momento così doloroso».

«Siamo vicini ai familiari,  ai quali va il nostro abbraccio più sincero. Rispetto per il ruolo che Marchionne ha avuto in questi anni di indubbio protagonismo sulla scena economica internazionale», scrivono in una nota congiunta i capigruppo M5S di Camera e Senato, Francesco D’Uva e Stefano Patuanelli.  «Il Paese perde una personalità coraggiosa e instancabile che ha lavorato con passione e tenacia per l’Italia nel mondo. Alla famiglia e all’azienda il cordoglio mio e di tutto il Partito democratico», dice  il segretario del Pd Maurizio Martina.

Commenti

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  • NOEURO 27 luglio 2018

    Qualcuno abbia coraggio di ammetterlo:
    Ha tenuto alto il rating di exxor & fca e ricche le casse dei Lambs…… ma di modelli nuovi ben pochi ne ha creati……
    Jeep & Alfa marchi rubati
    Comunque rispetto per un uomo d’affari.

  • D'Ambrosio Antonio 26 luglio 2018

    Egregio CARLO CERVINI,
    dopo averLa letto ritengo che non ci sia nulla da aggiungere.
    Complimenti.

  • Filippo ARPAIA 26 luglio 2018

    Sergio Marchionne, italiano illustre e virtuoso, ci ha abbandonato troppo presto, la sua scomparsa ci lascia addolorati ed attoniti. Ha saputo riconquistare con fatti concreti ed universalmente riconosciuti, la nostra geniale credibilità e imprescindibile amicizia con gli Stati Uniti d’America.
    Bravissimo! Sembra fatto a posta per lui questo pensiero di Albert Einstein: “Non possiamo pretendere che le cose cambino, se continuiamo a fare le stesse cose. La crisi è la più grande benedizione per le persone e le nazioni, perché la crisi porta progressi. La creatività nasce dall’angoscia come il giorno nasce dalla notte oscura. È nella crisi che sorge l’inventiva, le scoperte e le grandi strategie. Chi supera la crisi supera se stesso senza essere “superato”. Chi attribuisce alla crisi i suoi fallimenti e difficoltà, violenta il suo stesso talento e dà più valore ai problemi che alle soluzioni. La vera crisi, è la crisi dell’incompetenza. L’inconveniente delle persone e delle nazioni è la pigrizia nel cercare soluzioni e vie di uscita. Senza crisi non ci sono sfide, senza sfide la vita è una routine, una lenta agonia. Senza crisi non c’è merito. È nella crisi che emerge il meglio di ognuno, perché senza crisi tutti i venti sono solo lievi brezze. Parlare di crisi significa incrementarla, e tacere nella crisi è esaltare il conformismo. Invece, lavoriamo duro. Finiamola una volta per tutte con l’unica crisi pericolosa, che è la tragedia di non voler lottare per superarla”.

  • BRENCIO GIAMPAOLO 26 luglio 2018

    Non sono infastidito dalle critiche perchè le persone che lo hanno fatto e seguiteranno a farlo nella loro
    vita non hanno fatto nulla di costruttivo.Fare il Manager a tutto campo come Marchionne non è facile.Si commettono errori e si creano incomprensioni ma la visione deve essere sempre il bene
    dell’azienda.Anche io nel mio piccolo sono stato un Manager che ha lavorato in Tunisia,ho prodotto
    utili per l’Azienda ma con grandi sacrifici.Quindi ringraziamo i criticoni e pensiamo all’anima di Sergio.

  • giorgio 26 luglio 2018

    Ho il massimo rispetto per tutti i commenti fin qui fatti,scrivo questo per sgomberare il campo da inutili e stucchevoli polemiche. Nel lontano 1300 o 1400, non ricordo bene, un signore che si chiamava Niccolo’ Macchiavelli scrisse alcune “cosette” da “niente” si direbbe, fra le quali una in particolare venne assunta come il “vademecum” del comportamento umano: ” occorre sempre separare la morale intima dall’etica comportamentale, lui si riferiva in particolare alla politica, ma questo vale per tutto. Marchionne ha dovuto fare delle scelte, anche impopolari, non le avesse fatte l’attivita’ industriale Fiat sarebbe fallita miseramente e con essa tutti, TUTTI, i posti di lavoro, non solo a Torino ma sull’intero territorio nazionale poiché la Fiat e’ da sempre il maggior polo industriale metalmeccanico del Bel Paese. In alternativa sarebbe stata acquistata a costo zero da qualche “colosso” germanico o francese, che dei posti di lavoro italici se ne fregano bellamente, come ampiamente dimistrato anche ai giorni nostri. In piu’ ha dovuto operare in un periodo che definire pessimo e’ un puro gioco di parole, la crisi finanziaria partita in USA e la globalizzazione, due “cosette” da niente, non certo volute da lui. E globalizzazione vuol dire competizione, altrimenti ti schiacciano o ti “mangiano”, come si preferisce. Quindi, ancora, scelte e poi scelte talvolta impopolari ma necessarie, l’alternativa era soccombere. E da ultimo soccombere voleva anche dire perdere per sempre i marchi italici prestigiosi, non solo i posti di lavoro.

  • Fabio Brunozzi 26 luglio 2018

    Sinceramente faccio molta fatica a inserirmi in questa serie di commenti che mi fanno venire il voltastomaco. Però un pio di cose vorrei dirle.
    Possibile che i “sinistroidi” (non quelli seri di sinistra) non sappiano fare la distinsione tra l’uomo ed il Manager? Ed possibile che con i commenti di una inaudita cattiveria politica non si possa evitare la “profanazione” di una salma?
    Bah. Che mondo di m…a!!!!!!!

  • Graziella Iaccarino-idelson 26 luglio 2018

    Dicono sia morto per il FUMO ! si dovrebbe vietare il FUMO in tutta la nazione !

  • Mauro 26 luglio 2018

    Grazie al lavoro fatto da Marchionne mio figlio e stato assunto in uno degli stabilimenti Fca, onore alla persona che in un’Italia disastrata retta da incapaci e riuscito a garantire lavoro e a salvare Fiat da un quasi fallimento

  • Carlo Cervini 26 luglio 2018

    Sergio era un genio della manifattura e purtroppo mancano sempre i migliori…………mentre i peggiori, tipo Prodi, Napolitano, D’Alema, Camusso, Landini, neanche il Padre Eterno li vuole, restano qui come le 7 piaghe d’Egitto.

  • giulio 26 luglio 2018

    Gasparri si legga il report fatto da Manley ieri: utili -35% , fatturato – 10 miliardi, vendite Maserati – 50%

    • sergio la terza 26 luglio 2018

      la mamma dei cretini è sempre in cinta.Statte zitto.

    • NO EURO NO EUROPA 26 luglio 2018

      Ottimo commento, Carlo cervini.
      Non ci dicono di cosa sia morto Marchionne. Per caso qualcuno gli ha sparato alle spalle e non ce lo vogliono dire?

  • Vito tiso 26 luglio 2018

    Sciacalli…m*****

  • Fabio 26 luglio 2018

    MI chiedo , perché in questi giorni non hanno mai invitato Landini della FIOM ? NIn voglio risposte dai camerati perché tante volte sembra di parlare con comunisti vecchi e antiquati ma vorrei una risposta subito dal più grande degli sciacalli, aspetto è aspettiamo tutti. Grazie

  • Ben Frank 26 luglio 2018

    Si, tacciano gli sciacalli, ma anche gli adulatori servili, perché le offese davanti alla bara fannoschifo tanto quanto i peana post mortem. Io mi rifaccio al siùr Lisander (in arte Manzoni):
    scevro di servo encomio
    e di codardo oltraggio.
    Marchionne è morto come non lo si dovrebbe augurare a nessuno, pace all’anima (o all’animaccia come taluni preferirebbero) sua, sarà il Padreterno a giudicarlo. Per me resta un personaggio ambiguo, che ha fatto la fortuna dei parenti americani de l’avucàt, ma ha rovinato intere famiglie e fregato stato e paese, seppure con la compiacenza di politici e sindacalisti. Com’è che in Germania si producono sempre più auto e le case automobilistiche assumono? Perché BMW produce ancora a Monaco e non a Belgrado, AUDI a Ingolstadt, Porsche a Stoccarda e non a Danzica o Brno? Forse perché non sono amministrate da canadesi? Ecco, io una domanda me la farei. Se poi la velina prescrive di redigere peana…

    • sergio la terza 26 luglio 2018

      sciacallo!!!!

  • Francone 25 luglio 2018

    AVERCENE !
    A noi e’ toccato prodi .

  • Luca Granelli 25 luglio 2018

    personalmente sono molto infastidito dalla diffusa celebrazione dei media che cercano di indurre il comune Cittadino italiano, compresi i disoccupati, a partecipare al senso di gratitudine di Eklann e dei Salotti finanziari che sicuramente gli sono riconoscenti perchè si sono arrichhiti proprio tanto. non bisogna dimenticare che non era italiano ma un Canadese che ha sembre detto che con l’Italia bisogna “tagliare” e che ha salvato una industra USA conferendo una Azienda Italiana e che i guadagni che ha ottenuto non li ha portati in Italia ma in Svizzera dove era residente e dove ha accumulato un patrimonio di circa 700 milioni di euro che non sono stati mica donati agli operai disoccumati per i quali anche 500 euro al mese fanno la difefrenza . In altre parole: non era uno di Noi. quindi, almeno Voi Camerati, comportatevi con un po’ di coraggio e non abbiate timore di assumere qualche atteggiamento “scomodo” …almeno Voi Camerati non genuflettetevi come hanno fatto tutte quelle altre Mezze Calzette, Politici compresi. il mio pensiero va a tutti coloro che sono morti sul lavoro, o di sioccupazione o perchè si sono tolti la vita per la solitudine, il disagio sociale e l’esclusione ed alle loro Famiglie che soffrono in silenzio. Sconosciuti che nessuno ha mai cleebrato. i Camerati devono essere come i Parà: difendono i più deboli, non si arriuffianano i più forti. Cordialità. Luca Granelli

    • Ben Frank 26 luglio 2018

      Concordo pienamente! Anche a me certi peana che salgono dalla cosiddetta destra patriotica danno fastidio. Io mi accostai all’allora MSI all’inizio degli anni ’70, allora i toni nei confronti di speculatori e industriali d’assalto erano ben diversi! Ma allora la Giorgia Meloni non era ancora nata e non lo può sapere.

      • Aldo Lamberti 26 luglio 2018

        Signor Luca , come lei scavo in profondità tra le pieghe di questo Paese che è un ” libro stropicciato ” dove sono comparsi e in inghiottiti nell ‘oblio centinaia di migliaia di Eroi oscuri . Sono il figlio di un ragazzo del ”99 . A 17 anni era nelle gelide maleodoranti trincee del Carso e della Bainzissa ,insieme a decine di migliaia di bambini contadini come lui . E’ stato protagonista delle sanguinosa resistenza contro il potente esercito Austro – Ungarico . A lui e a ragazzi come lui tutto il peso del fronte Sud , costato 680.000 morti e protagonista , sotto il più umano Armando Diaz della travolgente avanzata che avrebbe potuto arrivare fino a Vienna …parole sue . Nel ’35 , si trasferisce in A.O.I ( Africa Orientale Italiana ) in cerca di un lavoro che garantisse decoro e dignità alla famiglia . L ‘abitazione che trova sono delle cataste di lamiere ondulate con le quali costruisce una baracca dove poter far alloggiare la usa famiglia . Faceva il decoratore nel palazzo del Vicerè. . Prima che nascessi io l ‘Italia entra in Guerra e a 39 anni viene mandato nel bastione difensivo di Cheren. 13.000 uomini ”operativi ”contro 50.000 soldati della ”coalizione ” Britannica ” …Pochi Inglesi , il grosso Costituito da Indiani del Punjab , Francesi della Francia libera , solo i ” Quadri ” erano Francesi , la truppa costituita da Senegalesi ,Sudanesi , Australiani e Neo- Zelandesi . Quasi due anni di stoica resistenza , il generale Wawell il un cablogramma cosi’ si espresse a Churchill : l ‘A.O.I. è una NOCE DURA da schiacciare , non ci sono segni di cedimento . Solo l ‘arrivo di abbondanti rifornimenti le truppe della Coalizione iniziarono un tribolatissima avanzata sui monti del Doongolas . Un ufficiale Inglese ebbe a dire : la battaglia è di una cruenza inaudita , il fetore dei cadaveri di uomini e animali è insopportabile , si attenua un poco fumando qualche sigaretta ” ! La battaglia è ancora oggi ricordata come una delle migliori prove di forza della storia militare italiana recente, nonostante il risultato; questo grazie al coraggio dei soldati italiani e degli Àscari e alla strategia militare del generale Carnimeo. Nel resoconto della battaglia dato nella Eastern Epic, Compton Mackenzie scrisse:

        « Cheren è stata una delle più dure battaglie di fanteria mai combattute in questa guerra e ciò per l’ostinazione mostrata dai battaglioni Savoia, dagli Alpini, dai Bersaglieri e dai Granatieri, in una maniera composta e decisa, cosa mai mostrata dai tedeschi in nessuna battaglia recente. Nei primi cinque giorni di battaglia gli italiani hanno contato 5000 soldati colpiti (1135 di questi, mortalmente). Lorenzini questo giovane e coraggioso generale, è stato praticamente decapitato da una serie di colpi sparatigli dall’artiglieria britannica. Egli è stato un grande comandante delle truppe italiane in Eritrea.
        L’infelice propaganda di guerra del tempo ha permesso alla stampa britannica di rappresentare gli italiani come soldatini di ventura; ma se escludiamo la divisione paracadutisti tedesca operante in Italia e i giapponesi attivi in Birmania, nessun esercito nemico col quale le truppe britanniche ed indiane hanno dovuto scontrarsi, ha saputo ingaggiare una battaglia più acre ed efficace di quella dei battaglioni Savoia a Cheren. Oltre ciò, le truppe coloniali italiane, fino al momento di capitolare sulle ultime postazioni, hanno combattuto con valore e coraggio e la loro lealtà in campo è stata testimone della eccellente amministrazione italiana e de
        . Usci’ con l ‘onore delle armi , onore che gli Inglesi da sempre tributano solo al nemico valoroso ! E’ deceduto a seguito di un infortunio sul lavoro a Dar Es Salaam ( ex Tanganika ) nel Dicembre del 1953 . Il decesso ci fu comunicato dal Consolato Britannico, per quello Italiano ancora oggi ” non esiste ” .Ho chiesto notizie alcuni mesi fa all ‘Ambasciata Italiana di Nairobi se a mio padre fosse sta riservata una degna sepoltura . La risposta della nostra Ambasciata fu la seguente : si tratta di un tempo molto ” remoto ” . Non sappiamo nulla di suo padre ! Ha ricevuto più rispetto dal Nemico che dall ‘Amico ! Come me , anche lui è stato un ” irriducibile ” Camerata , tutto questo , ingoiato nell ‘oblio generale di quel Paese a cui diede
        ”TUTTO ‘ senza avere in cambio , NULLA , forse nemmeno un pugnetto di terra sulle ossa ! Buona Giornata , Signor Luca !

        Note

    • Angela 26 luglio 2018

      Sono d’accordissimo con quello che hai scritto.

    • Renata Bortolozzi 26 luglio 2018

      avevo già scritto giorni fa che Giorgia Meloni aveva perso l’ occasione di “stare zitta”, invece che scandalizzarsi per il titolo del Manifesto, unicamente per contrasto politico.

  • Albert 2017 25 luglio 2018

    Con buona pace di Gasparri, quando muore un uomo pubblico è del tutto lecito sia elogiarlo, che criticarlo. Non tutti quanti hanno criticato Marchionne sono sciacalli, o “haters”. Non vorrei che passasse l’idea che chi critica un uomo di potere debba essere censurato o perseguito, come è accaduto per Napolitano o Mattarella.

    • Ben Frank 26 luglio 2018

      Vedi sopra: …però Gasparri negli anni ’70 c’era! Vedi che capriole si fanno con il tempo! E poi ci meravigliamo, se da certi ambienti escono i Fini…

  • franz 25 luglio 2018

    Ognuno ha la sua nemesi. Lo dico da Italiano a chi in nome di altri valori si dimentica FI esserlo e si dimentica di cosa vuole dire PATRIa

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