Ilva, oggi il maxi-tavolo al Mise con 62 sigle. Di Maio: «Perché tanto baccano?»

lunedì 30 luglio 10:45 - di Redazione

«Troppe sigle oggi al tavolo sull’Ilva?, ebbene ci sono i portatori di interesse e il metodo del M5S è quello di ascoltare tutti». Così Luigi Di Maio dai microfoni di Omnibus a proposito della complicata partita complicata dell’acciaieria che ha generato l’ennesimo braccio di ferrmo con il sindaco di Taranto, Rinaldo Melucci e i primi cittadini dell’area di crisi del tarantino che hanno annunciato la diserzione all’incontro con il ministero dello Sviluppo economico. Dopo il botta e rispota di domenica il ministro Di Maio è tornato a polemizzare con il sindaco che lo aveva accusato  di aver invitato troppi interlocutori. L’incontro al ministero infatti vedrà a confronto 62 sigle tra associazioni, enti locali e soggetti vari. «Il tema è sempre lo stesso: per anni ci sono state tante parti del Paese che non sono state ascoltate.» Di Maio ha chiesto di spiegarsi a tutti e presenterà la sua proposta migliorativa per l’acquisto del siderurgico. «Se qualcuno si offende perché ho invitato anche la società civile e non solo la politica si ricordi che quello di escludere è il metodo con cui ci hanno portato al 50% a Taranto», ha detto  Di Maio, per il quale «sono più rappresentativi alcuni comitati e associazioni di molti partiti a Taranto. Io non faccio come il mio predecessore che firmava i contratti in segreto. Non si decide oggi – ha proseguito il ministro – ma si dovrà continuare a discutere insieme. Non capisco tutto questo baccano quando ho semplicemente risposto di sì ad ArcelorMittal,  il colosso industriale mondiale che operae nel settore dell’ acciaio,  che ha chiesto di presentare il piano a tutti i portatori di interesse».  Eliminare le fonti di inquinamento attraverso l’implementazione delle misure di tutela ambientale e accelerare i tempi di esecuzione degli interventi ambientali. Ma non solo. Nell’addendum che AncelorMittal presenterà alle parti, sul piano ambientale l’azienda si impegna a vincolare l’incremento della produzione per il periodo successivo alla durata del piano all’impiego di processi di produzione alimentati a gas o di processi alternativi a basso utilizzo di carbone.

Commenti

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  • Aurora De palma 3 agosto 2018

    Hai ragione Mauro, io sono meridionale ed anch’io mi sono chiesta sempre dove vanno a finire le sovvenzioni, nelle solite tasche, mi dico, e poi aggiungo e qui chiudo, sempre nelle stesse tasche, oppure nn partono mai da Roma?. sa rà cosi? a me viene una rabbia infinita pensare che sia a Taranto sia in tutto il sud ci sono migliaia di cittadini onesti, ma ciò che traspare è sempre la stessa tesi, tutti ladri e menefreghisti., invece nn è così iniziando da me e lo dico con grande orgoglio

  • Alessandra Botta 31 luglio 2018

    Caro Di Maio ti legho e ti dico vai avanti e sistema bene le cose.

  • Mauro 31 luglio 2018

    Lascia perdere Laura lo stato quando ha voluto sostituire il privato ha fatto solo debiti. L’Ilva era di un grossissimogruppo industriale, invece di condannare si sarebbe potuto discutere, cercare di trovare una soluzone; Ci sarebbero spesi tanti soldi ma lo hanno fatto anche altrove. Invece si è voluto condannare e adesso nessuno ha il coraggio di dire che se non si vuole l’inquinamento bisogna chiudere e ridimensionare moltissimo il personale con aumento di disoccupazione e povertà. Continuo a chiedermi perchè una regione cosi ricca da un punto di vista morfologico e turistico abbia cosi tanti problemi sociali; Dove cazzo vanno a finire i soldi che lo stato annialmente butta per il sud. Chi è che si aricchisce a danno della stragrande maggioranza dei cittadini meridional?

  • Brigante nero 31 luglio 2018

    Di Maio sta facendo bene facciamolo lavorare.

  • Laura Prosperini 30 luglio 2018

    Nazionalizzazione dell’Ilva
    solo così potrà produrre tanto ma anche bene (senza inquinare)
    solo lo Stato può metterci i soldi, fare bonifica, innovare i processi produttivi e…
    non licenziare nessuno/i giornalisti scrivono ESUBERI
    allora non esuberare nessuno, nessuno, nessuno.

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