Decreto Dignità, la Meloni: se resta uno spot di Di Maio, voteremo contro (video)

giovedì 26 luglio 14:17 - di Elsa Corsini

Pronti a votare no se non ci saranno modifiche sostanziali. Non bastano le correzioni promesse di Di Maio incalzato dalle critiche delle opposizioni, del mondo produttivo e industriali. Fratelli d’Italia non darà il suo via libera al decreto Dignità, criticato fin dalle prime ore come un intervento che rischia di danneggiare l’occupazione, degno del Partito comunista degli anni ’70.  «Decreto dignità? Casomai è decreto visibilità. Visibilità per Di Maio, preoccupato dallo spazio che si prende Salvini», dice Giorgia Meloni in una conferenza stampa convocata “ad hoc” a Montecitorio.

Meloni: «Voteremo no al decreto Dignità»

È  un decreto fatto solo di divieti, da Pci anni ’70, mentre il mondo produttivo ha bisogno di libertà». Dopo il giudizio tranchant, per l’assenza di flessibilitè e soprattutto per la sopravvivenza di misure come lo spesometro e il redditometro, arriva l’avvertimento: «Se non verranno accolti i nostri emendamenti, non ostruzionistici, ma di merito e di buonsenso, Fratelli d’Italia voterà contro». Poi si rivolge al ministro dell’Interno perché faccia la sua parte per evitare lo strappo e l’inganno agli elettori. «Da Salvini mi aspetto che ascolti le nostre proposte: è quanto si attende anche l’elettorato di centrodestra che ha votato Lega», dice esplicitamanete la Meloni che annuncia ai giornalisti un’iniziativa di solidarietà con il mondo produttivo a Verona, che più di altro teme i contraccolpi del decreto sul lavoro, per lunedì prossimo. «La disoccupazione non si combatte per decreto, né il precariato si batte con gli editti», aggiunge illustrando la filosofia di Fratelli d’Italia che si riassume nella formula «più assumi, meno paghi». «Vanno detassati i lavori a tempo indeterminato  – spiega – favorendo un’alleanza del mondo produttivo. Non esiste più l’Italia delle antiche contrapposizioni tra datore di lavoro e lavoratori, che sono entrambi esposti alla crisi». Tra le principali critiche mosse al decreto Dignità la mancata abolizione di spesometro e redditometro, e anche la misura contro la ludopatia è giudicata insufficiente perché «non basta intervenire sulla pubblicità, bisogna incentivare i gestori dei locali a rinunciare alle slot, prevedere una precisa localizzazione delle stesse e individuare una percentuale adeguata di introiti da destinare a fondi per la lotta alla ludopatia». «Dovrebbe chiamarsi decreto disoccupazione, perché è punitivo per le imprese e per il lavoro, introduce più vincoli, conflitti e burocrazia, ed è contrario al programma del centrodestra sulla cui base sono stati eletti anche i parlamentari leghisti», puntualizza Adolfo Urso, presente all’incontro con la stampa. «Le imprese protestano, sono in rivolta e lo si è visto in particolare in Veneto e questo dovrebbe far riflettere la Lega, visto che lì hanno la leadership elettorale. Per rispondere alla protesta del mondo produttivo – conclude il senatore di Fratelli d’Italia –  abbiamo deciso di incontrare gli imprenditori a Verona lunedì, giorno dell’approdo del decreto dignità in aula, avremo un’iniziativa mirata, nella città che è la capitale logistica, fieristica e produttiva del Nordest italiano».

 

Commenti

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  • giuseppe abbruzzese 27 luglio 2018

    Cosa potrebbe essere all`infuori di una delle tante scemenze ???

  • Francesco Desalvo 27 luglio 2018

    Come ho scritto in altre occasioni, per avere tanto latte (leggi posti di lavoro) da una vacca, non si deve metterla a digiuno. E questo decreto vorrebbe dare un po’ meno da mangiare alla vacca. E poi ci si lamenta che la vacca vada a cercare altri pascoli all’estero. Tutto il resto è fuffa.
    Codicillo: se le tasse in Italia fossero state al livello di Londra ed Olanda, pensate che la Fiat si sarebbe mai mossa dalla sede Torino? Chi mai le avrebbe fatto fare la fatica del trasloco?
    E probabilmente non avrebbe mollato Termini Imerese se lo Stato avesse mantenuto la promessa di ampliare il porto di Termini Imerese in modo che non dovesse far arrivare le auto in continente con le bisarche attraverso i traghetti e la celebre Reggio-Salerno. Oppure, come ho visto, dover creare un’area di parcheggio di un migliaio di macchine al porto di Palermo con doppio onere di carico e scarico dallo stabilimento di Termini.
    Ed i sindacati, invece di invadere la Prefettura per sollecitare l’adeguamento del porto, invadevano l’autostrada impedendo ancor di più l’uscita delle vetture prodotte. Astuti!!
    Ora siamo con Toninelli che vuol ridiscutere le infrastrutture, e la Meloni sta pensando se votare o no il primo passo di presa alla gola delle nostre industrie.

  • Mauro Garlaschelli 27 luglio 2018

    …molto meno d’accordo con Giorgia/FDI rispetto al solito… voglio capire il Programma concordato tra LEGA e M5S… sono anche d’accordo con le osservazioni di Laura quà sopra…

  • sergioluigi 27 luglio 2018

    Bene FdI. Bravi e seri. Sono contento di avervi votato (“diversamente dagli elettori degli altri partiti…”)

  • Roberto Ferraro 27 luglio 2018

    Come si fa a individuare un rom o un non rom da 300/400 metri?

  • Carlo Cervini 27 luglio 2018

    dopo 50 anni di social-catto-comunismo contro il mercato. la famiglia e il risparmio privato, ci tocca vedere Landini, la Camusso e le idee di Rodotà al Governo, dite a Salvini che c’è un limite al buon senso e al buon gusto, con la scusa di ridurre il precariato, si cerca di arrivare come da sempre si fa nella P.A. che un funzionario della CGIL vada in azienda grande o piccola, determini la pianta organica e imponga le assunzioni……………….sistema castrista-leninista per creare occupazione. Questo è il decreto dignità.

    • giorgio 27 luglio 2018

      se il decreto dignita’ e’ questo certamente non potra’ che essere deleterio, e’ la continuazioe, il figlioccio e la riedizione del patto anni “60 fra G.Agnelli-L.Lama, altresi’ denominato cogestione/concertazione, assumi in cambio di incentivi fino ad arrivare poi ad un super sovra dimensionamento che porto’ al quasi fallimento. Ho scritto all’inizo “se” poiché in realta’ non ho ancora ben capito cosa sia “realmente” codesto decreto, come al solito Giggino un giorno te la fa vedere rossa ed il giorno dopo azzurrognola, as usual.

  • Giovanni 27 luglio 2018

    Non sono d’accordo con la lettrice Laura, gia’ il fatto che bisogna vedere se funziona e poi ne parliamo, ahime’ questa frase in Italia circola da oltre 70 anni, e ne sappiamo tutti come va’ sempre a finire, poi sempre contro Berlusconi, ma intanto bisogna dargli merito che con LUI l’ Italia aveva il tasso di disoccupazione molto basso, aveva aumentato le pensioni minime, che da allora nessun’altro governo ha piu’ toccato…. In quanto a Salvini, piano,piano si accorgera’ con chi si e’ andato ad intrecciare, e per ultimo fa BENISSIMO la GIORGIA MELONI a votare contro al (decreto visibilita’) se non vengono accolti gli accorgimenti UTILI per far ripartire il lavoro e l’economia del paese…..!!!!…..

  • Angela 27 luglio 2018

    Il fatto che l’industria si mobiliti contro il decreto dignità vuol significare che per certi versi teme di perdere quel potere che ha avuto fino ad oggi e siccome non mi sembra che in questi anni siano stati favoriti i lavoratori,direi di provare a vedere cosa ne esce con questo decreto dignità,di certo non va contro chi lavora,ma solo contro i poteri alti(non si spiega altrimenti l’agitazione di Berlusconi),Salvini fa ottimamente il suo ruolo di ministro dell’interno (nonostante tutti cercano di stopparlo nel suo lavoro),quindi è inutile appellarsi a lui dandogli la responsabilità di affossare il decreto dignità che tanto non piace alla sinistra e a tutti quei poteri che fino ad oggi l’hanno fatta da padroni,vediamo cosa succede e semmai dopo si fanno le dovute rimostranze

  • Laura Prosperini 26 luglio 2018

    ma se siamo convinti che non funziona, perchè votare contro, aspeniamoci, mica vogliamo passare per quelli che sostituiscono il PD presso Confindustria? no eh!
    Asteniamoci e vediamo se funziona ma certo non votiamo come berlusconi o peggio come PD.
    Imprenditori veri devono investire in risorse valide ricerca e sviluppo e oltre alla flat tax, di certo, non devono avere nessuna altra libertà
    mentre c’è bisogno di rivitalizzare il mercato Italiano, il mercato interno
    e come lo rivitalizzi senza distribuire i soldi a chi (ora non ne ha) poi acquista ?
    Lavoro, prima agli Italiani (poi semmai, ma molto poi e molto semmai…)
    possibilmente dignitosamente pagato, incrementiamo i consumi interni
    solo così si può innescare un circolo virtuoso che va a netto vantaggio degli imprenditori Italiani quasi totalmente, devono solo … avere la pazienza di attendere la ripartenza dei consumi (e non blaterare a vanvera vecchie formulette dell’austerità e del debito pubblico, ormai superate e che certo, in questi trent’anni, non è che abbiano prodotto molta ricchezza ne a loro ne tantomeno all’Italia).
    No a posizioni Confindustriali
    vediamo se funziona
    poi ne riparliamo

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