Berlusconi prescritto, solo Sgarbi si ribella alla storia riscritta dalle toghe

martedì 3 luglio 16:45 - di Marzio Dalla Casta

Più che dai sondaggi infausti, il crepuscolo del berlusconismo è segnalato dallo scarso risalto dato dai media alla sentenza con cui ieri la Cassazione ha dichiarato prescritto il reato di corruzione a carico del leader di Forza Italia, condannato a tre anni in primo grado per la compravendita di alcuni senatori, tra i quali Sergio De Gregorio. Più ancora impressiona la blanda reazione degli “azzurri”, la maggior parte dei quali forse neppure coglie fino in fondo il senso e la portata della sentenza. Eppure parliamo di una vicenda tutta politica, che nel 2008 portò alla caduta del secondo governo Prodi. Ricordate l’arresto della moglie (poi scagionata da ogni accusa) di Clemente Mastella, all’epoca ministro Guardasigilli? Ecco, per i giudici di Napoli prima e per quelli del Palazzaccio poi a far cadere l’esecutivo guidato dal Professore bolognese non fu la coppia Rossi e Turigliatto o le lacerazioni in un centrosinistra che aveva vinto chissà come le elezioni di due anni prima, ma la corruzione orchestrata da Berlusconi attraverso la cosiddetta Operazione Libertà. Con tre gradi di giudizio in copia conforme è semplicemente suicida affannarsi ad offrire una lettura alternativa di quegli eventi, ma nulla sarebbe più nobile e puro di una causa persa come ben sa Vittorio Sgarbi, l’unico sotto quelle latitudini rimasto sensibile al fascino della battaglia. Ma tant’è: il molle corpaccione forzista trova semplicemente noioso, oltre che inutile, stare lì a perdere tempo a difesa di un passato sentito come un ingombro. Del resto, anche gli “azzurri” sono nuovi, almeno in gran parte. E, si sa, chi è nuovo, è anche immacolato. Prendete i grillini: hanno vinto solo perché non hanno storia. I berlusconiani invece ce l’hanno, comprese le stagioni in cui il Capo periva e feriva di voltagabbana. In fondo è anche la loro storia, ma non è che gliene freghi granché. Il precipizio nei sondaggi si spiega anche così.

Commenti

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  • Pino1° 4 luglio 2018

    He he, basta rileggere distaccatamente quanto tracciato da Giulio – che non solo è sottoscrivibile e rappresentativo delle occasioni perdute- ma da implicitamente una risposta comportamentale dell’individuo ! Aiuta gli amici che l’anno aiutato? NO; si è impegnato da grande Italiano degli operai ed aziende che avrebbe potuto fott… alla competizione imprenditoriale? NO, Ha creato una squadra di politici che rappresentassero una risorsa per la politica e la nazione? NO, quella specie di circo Barnum
    messo su con ometti signorsì che ricicla di volta in volta alle bisogna! Ha difeso il NOSTRO scippato amico Gheddafi?NO Lì ha raggiunto l’apoteosi per la nazione Italia e per se stesso!
    Ora perde la pelle e rompe le palle? SI Lavora dietro le spalle contro i compagni ( Salvini)? SI
    Ma vada in…….. pensione!!!!!!

  • giulio 3 luglio 2018

    Berlusconi ha molti meriti e qualche demerito. Non certo le infamie di cui lo incolpano travaglio, sinistri e magistrati, ma:
    – non ha aiutato Craxi e soci, e poi ha fatto la loro fine (ora anche la Lega forse inizia a capire l’errore)
    – ha scelto e continua a scegliere male i collaboratori politici, spesso sinistri che a destra hanno solo il portafogli, oppure opportunisti pappagalli
    – ma soprattutto, era il miglior imprenditore italiano, poteva comprarsi nel ’95 per quattro soldi l’Olivetti, alta tecnologia rottamata da Debenedetti, proprio nel momento in cui i pc diventavano consumo di massa, e qualche anno dopo la Fiat, che nel 2003 capitalizzava un miliardo, poco più delle penali pagate al suddetto. Il disastro Fiat ed Olivetti è costato all’Italia desertificazione industriale, stabilimenti vuoti che vanno in rovina, centinaia di migliaia di lavoratori espulsi dal mondo del lavoro, e passati a carico dell’INPS, un pesantissimo deficit commerciale nelle auto e nei pc, ben maggiore della bolletta petrolifera.

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