Aula deserta per il Dl dignità. E Di Maio fa gli scongiuri: «Non servirà la fiducia» (video)

lunedì 30 luglio 17:58 - di Viola Longo

Per il M5S è «un giorno storico». E il ministro Luigi Di Maio si dice convinto che «questa settimana riusciremo a votare senza fiducia». Ma anche nel giorno in cui arriva in aula – semideserta – a Montecitorio, il Decreto dignità divide e suscita critiche trasversali. Di fatto, a difenderlo ci sono solo i Cinquestelle, mentre le opposizioni tutte ne sottolineano gli effetti controproducenti. In buona compagnia delle realtà produttive. La Lega, poi, preferisce tacere, anche se fuori dal Parlamento c’è chi, come Roberto Maroni, non lesina critiche: «Attualmente non favorisce il mondo del lavoro, ma lo irrigidisce», ha detto l’ ex governatore della Lombardia ed ex ministro del Welfare, augurandosi che «in aula il decreto Dignità venga modificato e che vengano reintrodotti i voucher per l’agricoltura e per il turismo, quando ci sono i picchi».

«La fiducia sul decreto dignità? Ci sono 450 emendamenti, dipende da come si procede… Si possono approvare entro giovedì mattina. Se invece si vogliono utilizzare gli emendamenti per l’ostruzionismo, allora non c’è la volontà di rispettare gli accordi che abbiamo fatto», ha detto Di Maio, aggiungendo che «su questo credo che dipenda molto dal clima che si genererà in Parlamento. Per ora non credo che ce ne sia bisogno».

Il clima in Parlamento, e non solo lì, però, resta arroventato. Per Renata Polverini, «il decreto era raffazzonato e disomogeneo prima e lo è ancora di più ora dopo l’esame in commissione». «Da quello che stiamo esaminando si capisce solo che il testo è stato scritto e modificato con tanta confusione, troppa incompetenza e soprattutto con poca o nulla dignità», ha aggiunto la deputata azzurra, sottolineando, tra l’altro, che «il governo ha ritenuto dignitoso soltanto intervenire sulla durata dei contratti a termine, ma intanto nessun intervento è stato previsto sul cuneo fiscale per aumentare i soldi in busta paga degli stessi lavoratori o per i pensionati lasciati completamente fuori dal decreto.

Durissima, poi, la presa di posizione delle categorie. «Fermiamo il Decreto dignità e questo pericoloso vento anti impresa», è stato l’appello del presidente di Confartigianato Padova Roberto Boschetto, sottolineando che il testo è «la prima vera prova di questo nuovo governo su temi cari alle imprese, ma fino ad oggi sono molte più le preoccupazioni che gli aspetti positivi». «Le imprese artigiane si aspettano che lo Stato si muova verso tutt’altra direzione», ha aggiunto Boschetto, per il quale «bisogna comprendere che lavoratori e imprenditori sono fianco a fianco nell’impresa, non uno contro l’altro: vanno dunque risolti i problemi strutturali che affliggono il fare impresa in Italia. Mi sembra invece che ci si perda in questioni ideologiche, spesso condite con imprecisioni, poca concretezza, vere e proprie fake news».

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