Aborto, Fontana dalla parte delle donne: «Lo Stato le aiuti a non farlo»

lunedì 30 luglio 18:00 - di Luciana Delli Colli

L’obiettivo è «creare un’inversione del calo demografico». Con politiche fiscali mirate, servizi efficienti e sostegno alle madri, anche per evitare che decidano di abortire. Il ministro della Famiglia, Lorenzo Fontana, torna a parlare della missione del suo dicastero, introducendo nel dibattito il tema dell’aborto. «Il molti casi è per una preoccupazione economica che alcune donne decidono di non avere figli. Mi piacerebbe che lo Stato fosse più vicino a queste donne per far capire loro che, nel dubbio, un figlio è meglio farlo».

«Il nostro compito sarà quello di valorizzare la famiglia composta da una madre e da un padre, per creare un’inversione del calo demografico. Senza figli non c’è futuro. E mai come oggi il calo demografico del nostro Paese è allarmante», ha detto Fontana in una lunga  intervista a La Verità, che si integra con una intervista al Sunday Times in cui Matteo Salvini ha annunciato una serie di misure a sostegno della famiglia. «Qualcuno dice che l’immigrazione ci serve per contrastare il calo demografico, ma alla lunga i costi sociali dell’integrazione sarebbe meglio finalizzarli all’aumento demografico già integrato». «Si vuole farne manodopera a basso costo, non è la società che vorrei», ha aggiunto il ministro della Famiglia.

Puntare sulle famiglie, insomma, per dare un futuro al Paese. Ma come? Fontana, che ha ribadito il proprio no alla maternità surrogata e al suo riconoscimento surrettizio attraverso le iscrizioni anagrafiche delle coppie gay come genitori, ha parlato della necessità di un impegno collettivo per sostenere le donne nella loro scelta di maternità, che coinvolga lo Stato, ma anche le aziende. «Per la donna – ha detto il ministro – è fondamentale poter godere della propria maternità senza dover rischiare carriera o lavoro. I dati confermano che se una donna diventa mamma mantenendo il proprio lavoro, non solo tende ad avere una seconda maternità, ma contribuisce attivamente ad aumentare la produttività dell’azienda». «Bisogna far capire alle imprese che il welfare è positivo per l’azienda stessa», ha sottolineato il ministro, parlando anche della necessità di correggere «le storture del nostro sistema fiscale».

«Non è giusto che famiglie che hanno figli siano trattate fiscalmente come le famiglie che non ne hanno. Questo penalizza di fatto le famiglie monoreddito e porta a far percepire i figli come un peso, una spesa, quando invece rappresentano un investimento non solo per il futuro della famiglia, ma per il benessere e l’economia del Paese». Una situazione che si fa quasi insostenibile per le famiglie numerose, che non a caso sono poche. Ma proprio l’esiguità dei numeri fa dire al ministro che un intervento a loro sostegno è a portata di mano: «Sono poche e quindi il costo delle operazioni attuabili non dovrebbe essere elevato. Ho già incontrato l’Associazione nazionale e mi dicono che i nuclei con tre o più figli sono circa 800mila. Purtroppo, in questo momento quando si superano i tre figli il rischio di povertà è molto elevato. Un’assurdità, considerato che fare tanti figli è un bene per lo Stato. Bisogna trovare il modo per assicurare adeguati sgravi fiscali».

 

 

 

Commenti

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  • Laura Prosperini 30 luglio 2018

    a quando gli “indici familiari”
    anche se ci sarà la flat tax, sono necessari indici economici in capo ad ogni famiglia
    affinchè si possano dare dei contributi per poter permettere una vita più dignitosa e normale
    a tutte le famiglie specialmente alle giovani famiglie permettendo loro di non avere stress ed ansie
    nel caso di nuovi bimbi che comportano tutta una serie di pensiere su cui riflettere.
    alleggeriamogli la vita ai nuovi bimbi Italiani.

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