San Ferdinando: l’imbarazzo del sindaco ex-Pci: «l’immigrazione? va governata»

lunedì 4 Giugno 18:51 - di

Ha un passato nelle file del Pci. E il futuro? Difficile dirlo. Ma fa un certo effetto sentire Andrea Tripodi, sindaco di San Ferdinando, uomo rigorosamente di sinistra, pronunciare quelle parole con l’imbarazzo di chi scopre che la ragione sta, effettivamente, dall’altra parte: «non sono d’accordo con la filosofia e il programma politico di Salvini e del centrodestra, lo considero ripugnante e senza misericordia. Ma chiedo che il fenomeno sia governato». In quel “ma”c’è tutto l’imbarazzo di scoprire che si è d’accordo con l'”Uomo nero”. E, il “fenomeno”, come lo definisce l’ex-attivista del Pci prendendo l’argomento con le molle, come si fa con qualcosa che non si vorrebbe toccare, è l’immigrazione selvaggia che ha messo in ginocchio l’Italia, certo, ma, soprattutto, ha messo a durissima prova quelle piccole realtà, come San Ferdinando, letteralmente trasformate a livello sociale.

«Il mio è un paese di 4500 abitanti – si lamenta Tripodi, uomo di sinistra e già sindaco in due legislature precedenti – Non può farsi carico di un fenomeno molto complesso sia per le sue dimensioni, sia per le attese e il vissuto umano di questi migranti». Lo dice nel giorno in cui gli immigrati, che lì lavorano spaccandosi la schiena nei campi, incrociano le braccia dopo l’omicidio del 29enne maliano Soumaila Sacko ucciso sabato sera a colpi di fucile in provincia di Vibo Valentia.

Il problema che riguarda «tutto il territorio di San Ferdinando, Rosarno, Gioia Tauro – si duole il primo cittadino – va inserito in un problema più vasto che riguarda tutta Italia al quale bisogna dare risposte europee». Ci sarebbe da dire, benvenuto Tripodi. E con lui quei tanti, a sinistra, che iniziano a farsi qualche domanda sul disastro compiuto non solo dall’Europa ma dai governi Monti, Letta, Renzi e Gentiloni.

Tripodi ricorda che a San Ferdinando ci sono una«baraccopoli, che vive nel degrado e nell’anarchia, e una tendopoli che è stata una prima risposta che abbiamo potuto dare, con l’aiuto della Regione e della prefettura, per dare una risposta di sicurezza e decoro a 600 persone». Intorno a quest’area però, spiega Tripodi, si è creata una «baraccopoli abusiva, tanto che ho dovuto fare un’ordinanza di sgombero che non è stata eseguita ed è difficile farlo ora che si è raggiunti le quasi 600 persone».

Il  maliano Soumaila Sacko ucciso sabato sera a colpi di fucile viveva proprio nella tendopoli. Lo hanno ammazzato in località Ex-Fornace, a San Calogero facendo fuoco contro di lui e altri due. E’ morto una volta giunto in ospedale a Reggio Calabria. Feriti gli altri due che erano con lui. E oggi è partita la protesta con uno sciopero.
Un gruppo di manifestanti ha raggiunto il Comune di San Ferdinando perché lì, nella tendopoli, viveva la vittima.
«Ho dato la mia disponibilità a ricevere una delegazione – spiega Tripodi – Condivido anche le loro ragioni e il loro stato d’animo, ma non ho risposte particolari da dare. Sono situazioni dolorose e preoccupanti».

Vogliono giustizia, ha poi spiegato il sindaco dopo l’incontro «svoltosi con estrema calma»: «ci hanno chiesto di intercedere per avere un incontro con il Prefetto e con il ministro del Lavoro per poter illustrare la gravi condizioni in cui vivono, trovare una soluzione e manifestare la loro voglia di giustizia. Ognuno ha spiegato le proprie ragioni. E i manifestanti hanno chiesto che venga al più presto assicurato alla giustizia il responsabile della morte di Soumaila Sacko e del ferimento degli altri due migranti. E’ stato assicurato loro che stiamo lavorando per questo e che ci faremo carico delle richieste da loro fatte». Resta, sullo sfondo, quella frase: «chiedo che il fenomeno sia governato…». C’è voluta la morte di un povero ragazzo per far capire alla sinistra che così non si può più andare avanti. Che non si può accogliere tutti e poi farli vivere come bestie. Che non si può illuderli e poi dar loro stipendi da fame.

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