Spagna, lo scandalo Gurtel fa tremare i Popolari. Rajoy prova a difendersi

25 Mag 2018 17:52 - di Redazione
rajoy catalogna

Non bastava la minaccia della secessione catalana o la reazione che molto probabilmente seguirà all’estradizione dalla Germania di Carles Puigdemont, il capo della Generalitat di Barcellona accusato di «ribellione» e che ora rischia fino a 25 anni di carcere. Davvero non c’è pace per il governo guidato dal popolare Mariano Rajoy ora che nell’ambito dello scandalo Gurtel la Audiencia Nacional di Madrid ha condannato a 33 anni l’ex tesoriere del partito Luis Barcenas, a 15 anni sua moglie Rosalia Iglesias e a 51 anni Francisco Correa, la mente che aveva messo in piedi una rete di fondi neri destinati al Partito Popolare. Lo stesso Pp è stato condannato a pagare 240mila euro perché ritenuto «partecipante a titolo lucrativo».

Condannato a 33 anni l’ex-tesoriere del Pp

In pratica, una sentenza che più del referendum secessionista della Catalogna dell’autunno scorso fa tremare alle fondamenta il governo di Rajoy. Già, perché se in quell’occasione il sistema politico spagnolo fece diga comune contro le pretese di Puigdemont, ora è la maggioranza stessa a mostrare crepe vistosissimi. Più che la mozione di censura presentata, a nome dei socialisti del Psoe, da Pedro Sanchez, a preoccupare Rajoy sono i cosiddetti liberali anti-casta, gli alleati di Ciudadanos che hanno già chiesto al premier di convocare elezioni anticipate di fronte alla grave «crisi istituzionale» aperta dai casi di corruzione nel suo partito Popolare. In caso contrario, ha avvertito il portavoce José Manuel Villegas, il partito appoggerà la mozione socialista. Un appoggio che consentirebbe a Sanchez di ottenere la maggioranza assoluta e di conquistare il governo, anche grazie al sostegno di alcuni partiti nazionalisti e di Podemos, il cui leader Pablo Iglesias ha lanciato parole di fuoco all’indirizzo dei Popolari: «Nessuna democrazia può sopportare un partito delinquente al governo».

Tutti contro Rajoy. Che avverte: «Vado avanti»

Rajoy, insomma, barcolla come non mai. Ma non rinuncia a difendersi: «La mozione del Psoe –  ha avvertito – è un male per la Spagna perché la indebolisce in una situazione di difficoltà causata dalla crisi catalana». Il premier ha qualche buona carta evocando i possibili futuri scenari: «L’unico obiettivo della mozione è far diventare Sanchez capo del governo a qualsiasi prezzo», compreso quello – ha spiegato di «patteggiare di volta in volta l’appoggio di Podemos, Ciudadanos o formazioni nazionaliste, catalani compresi». Rajoy ha respinto anche la richiesta di scioglimento anticipato delle Cortes, il parlamento iberico: «Ritengo che le legislature debbano durare quattro anni».

 

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