Rai, una “grande ammucchiata” per il rinnovo del sindacato. Ma c’è chi la sfida

24 Mag 2018 17:07 - di Redazione
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Vietato contestare il pensiero unico all’interno della Rai. Si finisce per essere bollati come truppe cammellate della politica. E, peggio che mai, “di destra”. È quello che sta accadendo a una pattuglia di giornalisti di viale Mazzini che, in vista del congresso di giugno dell’Usigrai, con la lista “Pluralismo e libertà” ha deciso di sfidare il listone unico “#UsigraInsieme per la Rai”, che si presenta nel segno della più assoluta continuità: il candidato alla segreteria, Vittorio Di Trapani, è in carica da due mandati e si propone per il terzo. Eppure in Rai esistono da tempo criticità professionali e di politiche aziendali di là dall’essere risolte.

Il sospetto, dunque, è che intorno all’attuale rappresentanza dei giornalisti più che un blocco sindacale si sia solidificato un blocco di potere, che ha superato – questo sì – perfino le appartenenze politiche. Nel listone c’è di tutto: da giornalisti che vengono da esperienze inequivocabilmente di sinistra, a colleghi con un passato di spiccata simpatia per il centrodestra. Una sorta di “Patto del Nazareno” in chiave giornalistica, che rischia di soffocare qualsiasi visione non allineata come mai era accaduto prima. Non stupisce più di tanto, dunque, il fuoco amico scatenato contro l’alternativa proposta dalla lista “Pluralismo e libertà”, guidata dal giornalista del Tg1 Giuseppe Malara e dalla giornalista del Tg2 Maria Antonietta Spadorcia. E di cui si è avuta una rappresentazione plastica in una lettera inviata da Alessandra Mancuso, candidata di “#UsigraInsime per la Rai”, ai colleghi del Tg1 chiamati al voto: «Condivido il percorso unitario che ha voluto anteporre idee e progetti per la Rai alle casacche e appartenenze culturali e politiche. Di fronte a questa scelta, – si legge ancora nella lettera – dalle notizie che ho, altri hanno deciso di presentare una lista identitaria di destra».

Dunque, pare di capire, sarebbe auspicabile un cordone sanitario intorno a chi la pensa diversamente. Proprio la libertà di avere un’altra visione delle cose è, però, la premessa strategica di “Pluralismo e libertà”. Perché, si legge nell’introduzione del programma, «il pluralismo è il miglior antidoto a uno dei mali maggiori dei nostri tempi: il pensiero unico. Nella società, in economia, in politica, pensiero unico e buonismo hanno devastato e reso tutto omologato e uguale. Ora – è spiegato ancora – si tenta di riproporre questo modello anche al nostro sindacato». Al netto di una premessa estremamente politica, ma non partitica, il programma è un articolato piano sindacale in cui autonomia dei giornalisti e modernizzazione delle testate dell’azienda vanno di pari passo. Con l’obiettivo di prendere di petto quei problemi che restano irrisolti da anni e che si cronicizzano mentre il mondo – non solo – dell’informazione continua a cambiare. Secondo alcuni osservatori, “Pluralismo e libertà” gioca una partita impari con gli avversari e, certo, la novità del listone bipartisan dall’altra parte non ha aiutato. Ma un primo risultato non secondario è stato già raggiunto: in 17 contro i 30 candidati dell’altra lista, quelli di “Pluralismo e Libertà” sono riusciti a raccogliere quasi il doppio delle firme richieste per la presentazione della lista. Anche rispetto a questo in molti avevano scommesso su un flop. Ma è stata una scommessa a perdere.

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