Libia, l’incomprensibile alleanza tra Pd e al Serraj non ha interrotto gli sbarchi

29 Mag 2018 15:16 - di Giovanni Trotta

Ue, Macron e Italia tendono a gonfiare l’importanza del summit di Parigi sulla Libia, ma in realtà è stato il solito fallimento: l’unica cosa decisa sono le elezioni del 10 dicembre prossimo, elezioni che serviranno a poco, dato che in Libia comandano le milizie armate in campo. Il premier Fayez al Serraj, scelto dal Pd come nostro solido alleato, non controlla neanche Tripoli, la città dove vive, mentre il generale Khalifa Haftar, l’antagonista del debole Serraj, ha stretto alleanza con Vladimir Putin. Basterebbe questo per far capire la differenza. Ma in Libia non ci sono solo questi due leader, ci sono soprattutto le bande jihadiste che controllano la tratta degli schiavi, e hanno ricominciato a mandare in Italia, con l’appoggio delle ong e della nostra Marina militare, decine di migliaia di clandestini, tra i quali possono annidarsi anche esponenti dell’Isis. Tornando al summit-farsa di Parigi, i quattro responsabili libici che hanno preso parte alla conferenza internazionale convocata a Parigi dalla presidenza francese si sono impegnati a lavorare insieme per tenere elezioni parlamentari e presidenziali il prossimo 10 dicembre.

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