Ikea, la diplomazia delle polpette. Il governo svedese ammette: sono turche

3 Mag 2018 19:09 - di Redazione

Ce lo hanno sempre spacciato come il “piatto nazionale svedese“. E Ikea ce le ha rifilate in tutti i modi strizzando l’occhio al prodotto tipico e locale. Ma ora, dopo che, per anni, si sono rincorse le voci sull’origine “non svedese” delle famose polpette di Ikea, dall’improbabile nome di Allemansratten, che, nella lingua nordica, sta a indicare il diritto legale e garantito costituzionalmente, di ogni persona di poter vagare e passeggiare nei boschi e in mezzo alla natura senza restrinzioni, il governo di Stoccolma ha finalmente dovuto ufficialmente ammettere che la ricetta alla base delle famosissime crocchettine, vendute a tonnellate da Ikea, è turca.

La “confessione” era attesa da tempo ed è stata accolta con soddisfazione da Ankara che si ritiene risarcita, in qualche maniera, dopo anni di mistificazioni su quelle polpette composte di carne di maiale e vitella, cipolla, pan grattato, uova, acqua, sale e pepe e che, nei mega store di mobili in tutto il mondo, vengono vendute in quantità industriale, circa 2 milioni di confezioni al giorno, 1000 tonnellate. «Il piatto è preparato sulla base di una ricetta che re Carlo XII importò dalla Turchia nel 18esimo secolo», spiega il sito di informazione turco Trt citando un comunicato del governo di Stoccolma sull’account ufficiale Twitter #swedense.

Salito al trono a soli 15 anni, dopo aver perso una battaglia contro la Russia nel 1709, il re fu mandato in esilio nell’attuale Turchia, che allora era l’Impero Ottomano. Quando tornò in Svezia, nel 1714, si riportò a casa non solo la ricetta per le celebri polpette ma anche l’abitudine di bere il caffè.

L’ammissione tardiva ma ironica del governo svedese – «Le polpette svedesi sono in realtà basate su una ricetta che il re Carlo XII portò a casa dalla Turchia all’inizio del XVIII secolo. Rimaniamo fedeli ai fatti!» – ha irritato il presidente dell’agenzia turca per la Cooperazione, Serdar Cam, che ha chiesto a Ikea di non spacciare più per svedese un piatto turco. Ma, al contempo, ha acceso, sui Social, simpatici siparietti fra turchi e svedesi impegnati a contrattare una sorte di risarcimento per lo “scippo” delle polpette. Scrive Ismail Ünal :«Siamo pronti a dimenticare tutto se ci fate avere Ibra  al Besikstas», la popolare squadra di calcio di Istanbul. Replicano, stando al gioco, i redattori dell’account ufficiale svedese: «Vi abbiamo sempre detto che Ibra è il capitano della sua stessa nave…».
«Il vostro account (Twitter) è stupendo, rendete internet un posto migliore», scrive Abdulkader, incantato dall’informalità del dialogo surreale che si dipana sui Social. E a Bursasporfan che invita gli svedesi a un barbeque interstatale «abbiamo tutto pronto, abbiamo anche il raki (la bevanda nazionale turca a base di anice, ndr) e siamo amici…», dall’account Twitter ufficiale svedese replicano ironici e possibilisti: «Cibo e bevande sono il fondamento di molte storie di amicizia!». Se sono rose, ops, polpette, fioriranno.

 

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