L’attività politica come esigenza umana in un libro di Silvia Pispico

19 Mag 2018 15:41 - di Aldo Di Lello

Nel 1977 si diffuse uno slogan che così recitava: «Il privato è politico», parole che stavano a significare l’ingresso nella sfera politica dei bisogni individuali. Quel concetto lo troviamo oggi ribaltato nel libro di una giovane donna di destra: è il politico che deve diventare privato, nel senso che l’impegno nella sfera pubblica e comunitaria deve essere vissuto come parte dell’identità personale. È questo il messaggio che arriva dalla lettura di Una vita in bianco e nero di Silvia Pispico (Besa editrice, pp. 98, eu.15). La politica, per Silvia, è quasi un fatto esistenziale, è «passione-missione» per cambiare la «finta realtà». «Il cambiamento – scrive l’autrice –   non appartiene al mondo dell’utopia. La trasformazione parte dai noi stessi e ciascuno di noi ha il dovere di metterla in pratica, altrimenti la “finta realtà” non cambierà mai».

Formula originale di questo libro è l’intreccio di ideale politico e vissuto personale, un intreccio ottenuto grazie alla doppia cifra della narrazione in prima persona e della riflessione storico-politica. Silvia Pispico racconta e si racconta. Ripercorre le tappe delle propria formazione a partire dal legame con la sua città, Lecce. Non per niente la prefazione al volume è scritta da Adriana Poli Bortone, che è stata per quasi dieci anni sindaco della città salentina oltre che storica esponente della destra italiana. Traspare, nel fondo delle pagine, l’ansia dell’autrice di contribuire alla ricostruzione di una destra che sia radicata nella cultura, nei valori e nella società. Una destra, innanzi tutto, che valorizza e il legame con la storia italiana.

E proprio il legame con questa storia è un altro grande motivo ispiratore del libro. La Pispico racconta il suo incontro con alcuni protagonisti della vicenda italiana, a partire da Giovanni Pellegrino, che è stato presidente della Commissione stragi. La stagione del terrorismo, i misteri, le oscurità che hanno caratterizzato la vita italiana fin dai tempi della morte di Enrico Mattei (è ormai certo che si trattò di un attentato) rappresentano il nucleo tragico e tetro della storia nazionale degli ultimi 50-60 anni, un nucleo che ha fatto a lungo da convitato di pietra della vita politica del nostro Paese. Pellegrino parla all’autrice del sequestro Moro e del modo in cui lo statista prigioniero comunicava con l’esterno attraverso le sue lettere.

Nel libro di Silvia Pispico si parla anche della stagione dei Nar attraverso la testimonianza di Francesca Mambro. L’autrice dedica pagine intense a questo incontro. Diverse altre pagine del libro sono inoltre  dedicate a Gianfranco Fini e alla sua idea di una destra «moderna, rapubblicana, aperta al futuro» e al «tentativo continuo di perseguire una democrazia diretta attraverso il presidenzialismo».

Al dunque, «ognuno di noi – scrive Silvia – è prima di tutto un cittadino che non è parte separata dalla società». È un concetto nuovo e nello stesso tempo antico, o per meglio dire, un concetto che sempre si rinnova. In Vita activa, Hannah Arendt sostiene, sulla scorta del pensiero greco, che la Polis è il luogo privilegiato della libertà dell’uomo. Bios politikos: l’attività politica come esigenza umana. Appunto.

 

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