La strana storia del mausoleo di Suleyman Shah, enclave turca in Siria

3 Mag 2018 17:51 - di Antonio Pannullo

Nel silenzio dei media internazionali prosegue l’invasione armata da parte di uno Stato  membro della Nato, la Turchia, nei confronti di uno Stato sovrano, la Siria, senza che il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, in genere sempre pronto a fustigare i nemici degli amici (suoi), dica o faccia nulla. Stesso discorso per l’Unione europea e, guarda caso, per l’inetto governo italiano, che non ha una posizione in politica estera che non sia dettata dall’estero. E guai a scantonare. Eppure, per quanto possa sembrare strano, l’invasione turca della Siria ha un suo fondamento pseudo giuridico. Sì, perché in Siria, poco distante dal confine turco, vi è da molti decenni un luogo simbolo per i turchi, la cosiddetta tomba di Suleyman Shah, sconosciuto  a noi occidentali, che era il nonno di Osman I, fondatore del defunto impero ottomano. Si crede che Suleyman fosse affogato nell’Eufrate e la tomba, anzi, il mausoleo, fu posto nelle vicinanze. Col consenso del legittimo governo siriano, la Turchia aveva il permesso di vigilare la tomba con bandiera e uomini armati. Quando però scoppiò il golpe islamico in Siria, la Turchia si allarmò, perché i curdi alleati dell’esercito regolare stavano avanzando verso la direzione del mausoleo. Così, nel febbraio 2015, i turchi con un’operazione massiccia, con tanto di carri armati e convogli armati, vennero a rilevare le 40 guardie del mausoleo per spostarlo presso Kobane, su una collina, sempre in territorio siriano. Nella circostanza, i turchi rasero al suolo l’intero mausoleo. Ankara ha detto che si tratta di una misura temporanea. La vicenda assume una certa importanza perché già nel 2014 il governo turco aveva ventilato l’ipotesi di ricorrere alla difesa del mausoleo per condurre operazioni belliche all’interno della sovrana Siria. In realtà, Ankara deve aver ricevuto rassicurazioni da Onu e Usa, perché l’invasione-pirata è stata compiuta senza bisogno di pretesti e senza che nessuno abbia protestato. A dimostrazione che in campo internazionale vige la legge del più forte, alla faccia di Onu, Ue e Nato, che anche in questa occasione hanno dimostrato tutta la loro inutilità e parzialità.

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