Il Pd agita lo spauracchio del voto e sceglie la tregua interna. Ma quanto durerà?

3 Mag 2018 20:05 - di Redazione

La direzione Pd ha sancito l’ennesima tregua, sia pur fragile, tra le componenti interne attorno ai punti toccati dal reggente Maurizio Martina in apertura dei lavori: chiusura verso M5S e centrodestra per ribadire il ruolo di opposizione del Pd, appello all’unità e rischio non più sottaciuto di ritorno alle urne. La relazione di Martina è stata votata all’unanimità. Andrea Orlando, che si era detto favorevole a un dialogo con il M5S,  nel suo intervento non ha rinunciato a criticare Renzi: “Una barca con due timoni non va avanti, perché purtroppo se dopo che la delegazione al Quirinale apre io chiudo da un’altra parte si toglie credibilità a quella forza politica”. L’ex premier Renzi è stato invece difeso da Carlo Calenda: “Voglio pubblicamente scusarmi con Maurizio Martina per aver detto che avrei strappato la tessera del Pd, ma voglio anche spiegare il perché di quella affermazione: per me è improponibile l’ipotesi di un governo con Di Maio, non stiamo parlando di padri costituenti e nessuno nel partito ha mai pensato di percorrere quella strada”. Quanto a Renzi, “non ha sbagliato a prendere posizione contro l’ipotesi di dialogo tra Pd e M5s perché è figura di spicco del partito e del Paese”. Gianni Cuperlo ha detto che il Pd per riformare il suo progetto politico ha bisogno di un congresso e ha espresso il suo appoggio a Martina. Molto atteso l’intervento di Dario Franceschini che si è detto favorevole ad un voto unitario per concludere la Direzione: “Penso che da questa Direzione debba uscire un voto unitario per dare fiducia e un mandato pieno a Martina per gestire la crisi e le prossime consultazioni”. Ma la sua critica all’operato di Renzi è stata totale: l’ex premier doveva confrontarsi con il partito prima di bocciare in tv l’ipotesi di un dialogo con i Cinquestelle: “Chi ha ‘semivinto’ non è riuscito a fare un governo. E allora abbiamo provato a percorrere la strada di un confronto con i 5Stelle. Non un governo, ma un confronto”, ha sottolineato Franceschini. “Abbiamo impostato la prima fase dando la responsabilità a chi è arrivato primo e secondo alle elezioni. Visto il loro fallimento, siamo entrati in una seconda fase. Tenuto conto che non potremmo mai appoggiare un governo della Lega, avevamo iniziato a esplorare la possibilità di avviare un confronto con i 5stelle”. “Su questo il Presidente della Repubblica aveva deciso di attendere questa direzione. Il percorso si è interrotto con la posizione di Renzi e la risposta immediata di Di Maio. Peccato perché avremmo dovuto confrontarci qui, discutere e prendere una decisione”.

 

Commenti

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  • Marco Frigerio 3 Maggio 2018

    che non abbia le palle per reagire alle imposizioni del partecipante alla “Ruota della Fortuna” lo si avverte dalla postura e dalla voce sempre esitante.