Governo, ecco perché Savona ministro mette tanta paura ai banchieri della Ue

22 Mag 2018 16:00 - di Lando Chiarini

Indiscrezioni di stampa e boatos di Palazzo danno per certo che se altolà del Quirinale ci sarà, esso non riguarderà il nome del professor Giuseppe Conte indicato da M5S e Lega quale possibile premier del governo giallo-verde bensì quello di Paolo Savona, anch’egli professore e già ministro negli anni ’90 ai tempi dell’esecutivo tecnico guidato da Carlo Azeglio Ciampi. Stando sempre alle voci di queste ore, a sbarrare la strada a quest’ultimo non sarebbe un curriculum deficitario o qualche pendenza giudiziaria oggi quasi immancabile nel pedigree di chiunque abbia rivestito un ruolo pubblico ma le sue convinzioni politiche, in particolare la visione ferocemente eurocritica che avrebbe maturato nel corso degli anni. La Stampa di Torino ne ha fornito un assaggio pubblicando ampi brani del suo ultimo libro, un’autobiografia-manifesto, significativamente intitolata: «L’euro è una gabbia tedesca, ora piano B». Non siamo costituzionalisti, ma immaginiamo che a breve pioveranno raffinate interpretazioni giuridiche grazie alle quali le prerogative di Mattarella lieviteranno a dismisura fino ad attribuirgli il potere di rifiutare la nomina di Savona per motivi politici. È vero che l’articolo 92 della nostra Carta stabilisce che «il presidente della Repubblica nomina il presidente del Consiglio e, su proposta di questo, i ministri», ma è altrettanto vero che se il premier espressione di una maggioranza parlamentare ritiene quel nome irrinunciabile per la realizzazione concreta degli obiettivi annunciati in campagna elettorale e votati dalla maggioranza dei cittadini, non c’è moral suasion o veto che tenga. Del resto, non possiamo definirci una repubblica parlamentare per poi prendere in prestito strumenti da quelle presidenziali. E se, come pare di capire, Salvini e Di Maio sono convinti che interesse dell’Italia sia quello di ridiscutere i Trattati europei avvalendosi del contributo politico-professionale di Savona, devono poterlo fare assumendosene per intero, insieme al premier Conte, la responsabilità politica. In fondo, funziona così una democrazia. Che resta sempre, per dirla con Churchill, «la peggior forma di governo eccezion fatta per tutte le altre». Ad eccezione, soprattutto, di quelle in cui a decidere e a comandare sono banchieri e pennivendoli.

Commenti

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  • eliolecis 23 Maggio 2018

    I trattati sono fatti per essere corretti, modificati, ampliati o ridotti. Grazie a Dio siamo Paesi democratici e ognuno può esprimere la propria idea, se invece qualcuno comincia a dire: questo non si può fare, quest’altro non si può dire e che razza di democrazia è? Per quanto concerne la nomina del prof. Paolo Savona, sono più che d’accordo per la sua nomina a ministro dell’economia, meglio di così non si poteva capitare.

  • Massimilianodi SaintJust 22 Maggio 2018

    Senza questi banchieri e il rigore tedesco per ora , con l’inflazione a due cifre, noi pensionati saremmo alla fame, specie dopo la rapina del governo Monti, appoggiato da pd e forza italia, per le due annualità di scala mobile soppresse, un importo di 30 miliardi di euro, con i quali rinnovano i contratti pubblici! Ma i pensionati non hanno dimenticato!

  • Laura Prosperini 22 Maggio 2018

    straordinario articolo del Secolo d’Italia, perfettamente e profondamente condivisibile.

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