2 Giugno, repubblica e caos: così Mattarella realizza la profezia di Nenni

30 Mag 2018 12:37 - di Marzio Dalla Casta

L’impeachment a carico di Mattarella va in archivio. Lanciata da Giorgia Meloni, stroncata da Matteo Salvini e infine scaricata anche da Luigi Di Maio che l’aveva in un primo momento adottata, l’ipotesi del siluramento traumatico del capo dello Stato è uscito dal dibattito politico. Meglio così. Più difficile sarà invece rimuovere le macerie accumulate in tre mesi di pazza crisi. Che Mattarella abbia sbagliato l’intera conduzione dello stallo post-voto lo ammettono ormai un po’ tutti, persino i suoi più ostinati difensori. E a poco serve discettare di dolo o di buona fede che, si sa, in politica  è un’aggravante. «Peggio di un crimine, è un errore», direbbe Fouché. E di errori, non solo con gli articoli della Costituzione, Mattarella ne ha collezionati ben più di quanto non riesca ad un ragazzino con le figurine dei calciatori. Basti pensare che in un colpo solo è riuscito a far schizzare nei sondaggi quegli stessi populisti che si era illuso di stoppare con il veto su Paolo Savona e ad esporre alle scorribande della speculazione finanziaria quegli stessi risparmi di cui si era autoproclamato difensore nel momento in cui ha depennato il nome del Prof anti-euro dalla lista dei possibili ministri. Un vero disastro. Che ora è davvero difficile non imputare al dilettantismo politico, per altro insospettabile in una personalità di così lungo corso istituzionale, dell’attuale inquilino del Colle. Che a sua attenuante può invocare solo l’epocale fase di cambiamento che ha investito come un uragano tutte le certezze del passato: partiti, classi dirigenti, prassi politiche, comunicazione e via elencando. Troppo poco in ogni caso per responsabilità così evidenti. Tanto più che per uno di quei beffardi scherzi del destino, la crisi più maligna del nostro sistema politico è esplosa proprio a ridosso del compleanno della Repubblica. Viene in mente il drammatico aut aut lanciato da Pietro Nenni alla vigilia del referendum istituzionale del 1946: «O la repubblica o il caos». Grazie a Mattarella, ora li ha tutti e due.

Commenti

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  • Rolando Possentini 30 Maggio 2018

    Mattarella se avesse rispetto per Italia, dovrebbe lasciare la politica immediatamente. Il danno che a creato e un tradimento alla nazione.

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