Trump ora vuole scaricare la “patata bollente” della Siria sugli arabi

mercoledì 18 aprile 16:27 - di Redazione

“Abbiamo proposto l’invio di forze della coalizione islamica anti-terrorismo in Siria“. Lo ha detto il ministro degli Esteri saudita, Adel al-Jubeir, in una conferenza stampa congiunta a Riad con il segretario generale dell’Onu, Antonio Guterres, secondo quanto riferisce l’emittente al-Arabiya. Al-Jubeir ha sottolineato che questa proposta “non è nuova”, ma era stata già “avanzata” all’amministrazione Obama e prevedeva che “se gli Usa avessero mandato forze, allora l’Arabia Saudita avrebbe considerato, insieme con altri Paesi, l’invio di forze nel quadro di questo contingente”. L’amministrazione Trump infatti starebbe cercando di riunire una forza militare araba che sostituisca il contingente americano in Siria e aiuti stabilizzare il nord est del Paese dopo la sconfitta dello Stato Islamico. Lo scrive il Wall Street Journal, citando alti funzionari statunitensi. In quest’ambito il nuovo consigliere per la sicurezza nazionale John Bolton, scrive il quotidiano, ha già contattato Abbas Kamel, l’influente capo facente funzioni dell’intelligence egiziana. L’iniziativa procede insieme allo sforzo per spingere Arabia Saudita, Qatar ed Emirati Arabi Uniti a versare miliardi di dollari nella ricostruzione. Il presidente americano, descritto come sempre più “impaziente per i costi e la durata dello sforzo per stabilizzare la Siria”, ha alluso a questo progetto nel discorso di annuncio del raid militare. “Abbiamo chiesto ai nostri partner di assumersi maggiori responsabilità per mettere in sicurezza la loro regione, compreso un contributo finanziario più ampio”, ha dichiarato. Il piano presenta tuttavia molte incognite, sottolinea il Wsj, mentre nella Siria orientale rimangono ancora fra i 5 e i 12mila combattenti dello Stato Islamico. Oltre all’imprevidibilità degli sviluppi sul terreno, va ricordato che Arabia Saudita ed Emirati Uniti sono già coinvolti nella guerra in Yemen. L’Egitto, il cui esercito è impegnato contro gli jihadisti del Sinai e nel controllo del confine con la Libia, è tradizionalmente restio ad intervenire all’estero e non si è schierato nel conflitto siriano, prendendo in alcune occasioni le parti del regime di Damasco. Non è chiaro inoltre se gli Stati Uniti vogliano un ritiro totale o sarebbero disposti a mantenere una copertura aerea, come accade per combattenti curdi e arabi attualmente protetti dall’aviazione Usa.

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