Governo Pd-M5S, Calenda non ci sta: se passa l’inciucio, mi dimetto

mercoledì 25 aprile 11:45 - di Bianca Conte

L’iscrizione di Calenda al Pd era nata sotto determinati auspici (diktat?) ora miseramente traditi. Un’alleanza, quella tra dem e grillini ventilata più che mai in queste ore, che agita la base e turba i neo iscritti come i veterani ma a cui, sordo ai richiami di frondisti e non, il segretario Martina – con la complicità di –Roberto Fico – sembra voler dare seguito a tutti i costi. Insomma, a largo del Nazareno c’è aria di resa dei conti: e tirando le somme, come già all’indomani della debacle elettorale che ha asfaltato il Pd, la priorità sembra tornare ad essere quella di scongiurare un accordo tra Dem e Cinque Stelle, di risparmiarsi il tanto temuto «inciucio» che non rispetterebbe la volontà espressa chiaramente dagli elettori il 4 marzo. Ed è proprio sull’opportunità di aprire un dialogo con M5S o su quella di rimanere per un giro fermi al via, e fuori dal Palazzo, che si consuma lo scontro all’interno del partito tra le correnti di minoranza e il segretario Martina. Scontro al vertice che oggi si aggiorna all’ultimatum di Calenda.

Calenda, no all’inciucio tra Pd e M5S o me ne vado…

Calenda, infatti, non ci sta e, su Twitter, ribadisce contrarietà e imminenza dello strappo. «In caso di alleanza» con il Movimento 5 Stelle, il ministro dello sviluppo economico conferma via social il suo addio ai Dem, approfittando della risposta indirizzata ad un suo follower che gli chiedeva: «Anche lei aveva promesso di dimettersi da nuovo iscritto in caso di trattativa con i 5 Stelle. O mi sbaglio?» postava insidiosamente l’amico social. «In caso di alleanza», arriva a stretto giro, secca, la risposta, di Calenda, che poi sottoscrive e ribadisce con un eloquente «e lo confermo». Poi, indignazione e costernazione animano i tweet successivi del ministro, più invettive rapaci che cinguettii dialoganti. «Mi sono rotto – ha twittato infatti ancora Calenda – di questa politica da tifo da stadio e opposti bullismi. Non ha nulla a che fare con la complessità dei problemi che dobbiamo affrontare e neanche con una politica forte (non arrogante o aggressiva) di cui abbiamo disperatamente bisogno».

Calenda e quell’iscrizione al Pd  fatta “con riserva”

Come noto, infatti, Calenda si era tesserato al Pd ai primi di marzo, annunciando l’iscrizione con riserva, ossia condizionata alla non discesa a patti con il Movimento 5 Stelle. Un’adesione, quella di Calenda, motivata dalla possibilità, evocata a chiare lettere, di partecipare alle primarie per diventare segretario del partito, salvo però apertura a inciuci coi grillini. Sembrava tutto definito e chiarito, allora, quando qualche giorno dopo, aveva escluso l’ipotesi di una sua candidatura al vertice, data la giovane iscrizione al partito.Oggi, però, anzianità partitica o meno, Calenda fa la voce grossa e dissente: mai a un accordo col M5S, pena la cancellazione dall’albo degli iscritti.

 

Commenti

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  • Gran Turco 26 aprile 2018

    Ma questo qua che minaccia dimissioni chi lo ha chiamato!!!???

  • Angela 26 aprile 2018

    Ecco, bravo!…speriamo che tutti quelli di sinistra lo seguono e si tolgono di mezzo una volta per tutte…

  • Silvia 26 aprile 2018

    Ancora il PD? Ma chi ha vinto le elezioni?

  • Francesco Desalvo 26 aprile 2018

    Mi spiace dissentire in parte con il sig. Adriano Agostini.
    Calenda, oltre che serio è anche molto capace. Ha combattuto decisamente contro fuoriuscite di multinazionali dall’Italia, e in diversi casi con successo salvando molti posti di lavoro. Le pare poco?
    Se arrivasse un governo di solo centrodestra dovrebbe offrirgli il ministero Sviluppo economico a titolo personale, indipendentemente dall’opposizione dem.

  • Mauro 26 aprile 2018

    Non sono per niente d’accordo con uno serio, incapace ma serio. Al contrario, anche se da sempre oppositore del PD e partiti di sinistra devo riconoscere la capacità, la bravura e l’ostinazione positiva di Calenda oltre qualcun altro del passato governo. Vorrei ricordare come ha lavorato contro smantellamenti di fabbriche ed industrie italiane per portare la produzione all’estero, vorrei ricordare come voleva far conoscere ai non addetti ai lavori, che lo criticavano, i grillini per intenderci, i problemi e la conseguente lotta per non accontentare i padroni e scontentare i lavoratori delle aziende in crisi. Una persona come Calenda può anche essere di sinistra ma è positivo avere un confronto sui problemi con lui.

  • giulio 26 aprile 2018

    Calenda è il primo e unico Ministro dello Sviluppo Economico che si è concretamente occupato di industria, salvaguardare l’industria. La Germania crede nell’industria e prospera, noi la contestiamo continuamente, le aziende chiudono, i disoccupati crescono. Il turismo? Persino l’Appendino lo ammette: genera lavoro saltuario ed in nero.
    Gli M5S dovrebbero andare a vedere come si vive negli Stati, nelle aree in cui non c’è industria, e magari trasferirsi lì. Così come avrebbero dovuto fare coloro che per 50 anni ci hanno detto che l’Unione Sovietica era il paradiso dei popoli. Basta vedere la differenza tra l’industrializzata Corea Sud e la Corea Nord: 11 cm di differenza nell’altezza media degli abitanti, per non parlare della vita media, del reddito – uno dei più alti al mondo -, del welfare, il migliore al mondo. O confrontare come si viveva, anzi si moriva nella Cina agricola di Mao e come si prospera nella Cina attuale.

  • ADRIANO AGOSTINI 26 aprile 2018

    Uno serio, incapace ma serio…

  • Mario Salvatore MANCA di VILLAHERMOSA 26 aprile 2018

    La mettiamo in scadenza? Niente niente sarà da pubblicare sulla SETTIMANA ENIGMISTICA tra “LE ULTIME PAROLA FAMOSE”?
    Mario Salvatore Manca

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