Dj Fabo, il governo si costituisce alla Consulta: aiuto al suicidio resti reato

3 Apr 2018 18:59 - di Redazione

Lo scorso febbraio, al termine del processo di primo grado contro l’esponente radicale tesoriere dell’Associazione Luca Coscioni, Marco Cappato, imputato di istigazione e aiuto al suicidio nella vicenda di Dj Fabo, Fabiano Antoniani, la Corte d’Assise di Milano aveva eccepito l’incostituzionalità della norma – che prevede una pena dai cinque ai dodici anni di carcere – e aveva  trasmesso gli atti ai giudici costituzionali. Ora è emerso che il governo si è costituito di fronte alla Consulta per ribadire che l’istigazione e l’aiuto al suicidio è e deve restare reato.

«Prendo atto della decisione del governo Gentiloni di costituirsi davanti alla Corte costituzionale nel procedimento sollevato dalla Corte di Assise di Milano nell’ambito processo a Marco Cappato per la morte di Fabiano Antoniani – dice l’avvocato Filomena Gallo, che coordina il collegio di difesa di Marco Cappato accusato di aver aiutato Dj Fabo – la scelta del governo è, oltre che del tutto legittima, anche pienamente politica, visto che l’esecutivo avrebbe potuto altrettanto legittimamente agire in senso opposto e raccogliere l’appello lanciato da giuristi come Paolo Veronesi, Emilio Dolcini, Nerina Boschiero, Ernesto Bettinelli e sottoscritto da 15mila cittadini, che chiedevano al governo italiano di non intervenire a difesa della costituzionalità di quel reato, e dunque di non dare mandato all’Avvocatura di Stato di costituirsi in tale procedimento».

«Vogliamo far prevalere  – spiega il legale del collegio di difesa di Cappato – contro la lettera del codice penale del 1930, i principi di libertà e autodeterminazione riconosciuti dalla Costituzione italiana e dalla Convezione europea dei diritti umani, nella convinzione che Fabiano Antoniani avesse diritto a ottenere in Italia il tipo di assistenza che – a proprio rischio e pericolo – ha dovuto andare a cercare all’estero con l’aiuto di Marco Cappato».

«Atto ipocrita – rincara la dose il deputato di Leu Nicola Fratoianni difendendo la scelta di Cappato verso Dj Fabo – Il segno è quello della doppia morale tipica di una certa politica di questo Paese».

Dall’altra parte il Centro studi Livatino si costituisce nel giudizio sulla costituzionalità del reato di aiuto al suicidio depositando un atto di intervento, a firma del proprio presidente, il professor  Mauro Ronco, ex-componente del Consiglio Superiore della Magistratura, nel giudizio di legittimità costituzionale sollevato dalla Prima Corte d’Assise di Milano sulla vicenda di Dj Fabo. «La Corte milanese – spiegano dal Centro studi Livatino – aveva dubitato della conformità alla Costituzione dell’articolo 580 del Codice Penale nella parte in cui incrimina le condotte di aiuto al suicidio, rivendicando una sorta di ”diritto” a darsi la morte e della collaborazione causalmente significativa di terzi in questa direzione. In tal senso è da apprezzare la costituzione in giudizio del governo e di altre realtà che tutelano il diritto alla vita».

Anche il Movimento per la Vita Italiano esprime «apprezzamento per la decisione del governo di costituirsi davanti alla Consulta nel giudizio di legittimità costituzionale relativo al procedimento penale a carico di Marco Cappato» e «fa sapere di avere depositato un atto di intervento nello stesso giudizio».

 

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