New York, Sayfullo Saipov per 9 giorni ha fatto pratica col furgone

giovedì 2 Novembre 13:25 - di

Sayfullo Saipov, il 29enne di origine uzbeka che martedì ha lanciato il suo furgone su una pista ciclabile di New York uccidendo 8 persone e ferendone 12, avrebbe iniziato a fare pratica con il mezzo nove giorni prima dell’attacco. Formalmente incriminato meno di 24 ore dopo essere stato arrestato, l’uomo ha confessato all’Fbi di pensare alla strage da “oltre un anno”, anche se solo “due mesi fa” aveva deciso di utilizzare un furgone come arma. Secondo le autorità federali statunitensi, Saipov aveva affittato il mezzo il 22 ottobre, scegliendo il giorno di Halloween con l’obiettivo di “uccidere più persone possibile”, perché sapeva che in quel momento le strade sarebbero state più affollate. Un testimone ha riferito al Washington Post che, nove giorni prima dell’attentato, il 29enne – che viveva a Paterson, in New Jersey, dove faceva l’autista per Uber – girava con un pickup dell’Home Depot, lo stesso modello lanciato contro la folla, anche se non sembrava trasportare alcun materiale da costruzione o avere un lavoro in quell’ambito. “Non c’era nemmeno un pezzo di legno, ed è per questo che ho trovato la cosa un po ‘sospetta”, ha detto un vicino di casa, aggiungendo di averlo visto in compagnia di due amici.

La confessione di Saipov

Nella sua confessione alle autorità dopo l’attacco, Saipov non ha lasciato dubbi sul movente: il sostegno allo Stato islamico. Secondo gli atti depositati in tribunale a New York, il 29enne una volta arrestato ha infatti chiesto agli agenti di polizia che una bandiera dell’Is venisse appesa nella sua stanza d’ospedale. Ha inoltre guardato video violenti dello Stato islamico sul suo cellulare per mesi. In particolare sul suo telefono gli investigatori hanno trovato 90 video e 3800 immagini legate a Daesh, tra cui materiale di propaganda, video dei combattenti del gruppo che uccidevano prigionieri e istruzioni per costruire armi e bombe. A motivare l’attacco sarebbe però stato un video in cui il capo dell’Is Abu Bakr al Baghdadi chiedeva ai musulmani negli Stati Uniti in che modo stessero rispondendo all’uccisione di altri membri della loro fede in Siria e Iraq.

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