L’esperto: in caso di guerra non potremmo fermare la Nordcorea

3 Nov 2017 19:15 - di Redazione

Una guerra tra Usa e Nordcorea? “È un errore immaginare che si tratterà di una partita a scacchi fra gentiluomini”, in cui ognuno resterà pazientemente in attesa del proprio turno. Parola di Alexander Gillespie, professore di diritto internazionale all’Università di Waikato, Nuova Zelanda, che su Al Jazeera firma un editoriale per spiegare come un potenziale conflitto fra i due Paesi sia stato finora fin troppo sottovalutato, soprattutto nella portata. Diversi i fattori che secondo l’accademico porterebbero gli analisti a una errata valutazione degli effetti di una guerra fra Usa e Corea del Nord, che solo apparentemente potrebbero sembrare contenuti. In primo luogo, spiega Gillespie, si presume che le difese missilistiche attualmente dispiegate intorno alla Corea del Sud e al Giappone saranno in grado di proteggerli da missili intercontinentali a breve, medio e lungo raggio lanciati dalla Corea del Nord. “Le speranze in questo settore – scrive – sono supportate dai notevoli risultati di questi sistemi per il monitoraggio e la distruzione dei missili. Gli esempi ben noti in questa area includono i sistemi Aegis e Terminal High Defense contro i missili a medio raggio, che hanno rispettivamente un tasso di intercettazione dell’83% e del 100%. Anche i sistemi di difesa missilistica a breve distanza, come il Patriot, sembrano essere migliorati notevolmente negli ultimi tempi”. Ma anche se questi risultati possono in prima lettura risultare impressionanti, sottolinea il professore, “sono viziati da una serie di considerazioni. Innanzitutto, anche se il tasso di successo per colpire i missili a breve e medio raggio sembra buono, il tasso di successo per la distruzione dei missili intercontinentali è solo di circa il 50%. In secondo luogo, la maggior parte dei test è condotta in condizioni quasi perfette, in cui un obiettivo viene monitorato e distrutto. In terzo luogo – continua Gillespie -, l’area di dispiegamento della difesa è piccola”. L’accademico entra quindi nel dettaglio: “Per il sistema Midcourse Defense americano contro i missili intercontinentali, sono stati dispiegati solo 44 intercettori. Per il Thaad, solo una batteria (48 missili intercettori) è stata dispiegata in Corea del Sud, anche se il sistema di difesa è poi stato implementato con 16 batterie di missili Patriot (ciascuno con 16 lanciatori)”. Che cosa significa dunque tutto questo? Gillespie tira le somme: “Sebbene sostenuti da altre tecnologie anti-missili, sarà questa la prima linea che tenterà di arrestare, nella migliore delle ipotesi, 200 lanciarazzi e tra i 600 e i 1000 missili a breve distanza, e forse altri 100 missili a medio e lungo raggio provenienti dalla Nordcorea”. Troppo poco, insomma, per contenere quella che potrebbe essere la strategia di attacco di Kim Jong-un in base al suo arsenale: “La Corea del Nord potrebbe lanciare gran parte di questi missili in modo strategico e con grande rapidità per attaccare, sopraffare e ingannare le difese missilistiche. E questo tipo di attacco non si avvicinerebbe per niente alle condizioni quasi perfette in cui la maggior parte dei test missilistici sono attualmente condotti”. La seconda valutazione errata, secondo l’accademico, riguarderebbe l’uso delle altre armi di distruzione di massa che la Nordcorea potrebbe possedere, ossia quelle chimiche e biologiche: “Sebbene – afferma Gillespie – la comunità internazionale abbia accettato di proibire le armi chimiche e biologiche come metodi di guerra nel 1925, poi aggiornando questi divieti per le bioweapons nel 1972 e per le armi chimiche nel 1993, non è affatto chiaro se la Corea del Nord si consideri legata a queste condizioni. Inoltre, pur avendo firmato l’accordo del 1925, il Paese non è un firmatario della convenzione del 1993, e sebbene abbia aderito alla convenzione del 1972, è rimasto ben al di sotto delle aspettative rudimentali in questo settore”. Ma il fatto che si abbiano scarse informazioni su un Paese che ha costantemente sorpreso la comunità internazionale con i progressi nella tecnologia nucleare e missilistica, “non dovrebbe in nessun caso – ammonisce il docente – essere preso come prova che la Corea del Nord non disponga di armi chimiche efficaci”. La conclusione? “Non esistono difese completamente efficaci per proteggere Corea del Sud, Giappone o altri paesi nel caso la Corea del Nord decidesse di entrare in guerra”. Con conseguenze che potrebbero essere inaspettate e, forse, più devastanti del previsto.

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