La Marina libica accusa la Ong Sea Watch: così ha ucciso 5 immigrati

martedì 7 novembre 19:11 - di Paolo Lami

La morte di 5 immigrati, tra cui un bambino, e il ferimento di molti altri di fronte alle coste libiche getta, di nuovo, una luce sinistra sulla reputazione delle Ong e, in particolare sull’Organizzazione non governativa tedesca Sea Watch accusata, dalla Marina libica, di essere responsabile della tragedia.
Secondo il portavoce della Marina libica, il colonnello Ayoub Qasim, infatti, gli ultimi morti nel Mediterraneo sarebbero stati provocati – e l’ufficiale è pronto a mostrare le prove in una conferenza stampa – da una manovra azzardata della nave dell’Ong, la Sea Watch 3 che, anziché allontanarsi, come esplicitamente richiesto dalla motovedetta libica intervenuta sul posto, si è pericolosamente avvicinata ancora di più al gommone su cui si trovavano gli immigrati finendo per speronarlo.

La nave Sea Watch, secondo il racconto del colonnello Ayoub Qasim, sarebbe «comparsa» quando il salvataggio dei clandestini era oramai già in corso da parte della motovedetta libica provocando «caos e confusione tra gli immigrati» i quali, inclusi alcuni già salvati dalla Marina libica, si sarebbero gettati in mare per raggiungere la nave della Ong tedesca.

«Sea Watch – aggiunge Qasim – rifiutava di ascoltare le istruzioni della Guardia costiera di allontanarsi dalla scena causando la morte di un numero di migranti illegali», e «facendo scendere in mare due gommoni come se fossimo in una gara, nella confusione totale tra i migranti». E, infine, Sea Watch avrebbe «ostacolato gli sforzi dell’equipaggio della pattuglia della Marina libica per salvare tutti i migranti e recuperare i corpi».

Opposta la versione della Ong tedesca Sea Watch che su Twitter ricostruisce così la vicenda ma, al momento, non è in grado di esibire prove per supportare la propria versione: la tragedia si è verificata il 6 novembre «in acque internazionali circa 30 miglia nautiche a nord di Tripoli. Un gommone ha inviato una chiamata di soccorso, a cui diverse unità hanno risposto in coordinamento con il responsabile del Centro di coordinamento del salvataggio marittimo di Roma. La situazione era grave – sostiene l’Organizzazione non governativa tedesca – le persone erano già in acqua quando la Sea-Watch 3 è giunta sulla scena. Un elicottero navale italiano, una nave da guerra francese e la Sea-Watch 3 si coordinavano sul canale radio marino 16 (il canale radio marittimo di emergenza, ndr)».

«Secondo il protocollo – spiega la Sea Watch – per tali situazioni, la nave meglio attrezzata per l’operazione di salvataggio prende il comando sulla scena, quindi la nave da guerra francese e l’elicottero (italiano) hanno riconosciuto la Sea-Watch 3 come nave meglio attrezzata e hanno cercato di prendere le misure necessarie per coordinare e svolgere insieme il salvataggio con calma».

«Una nave da pattuglia della Guardia costiera libica tuttavia – sostengono i militanti dell’Ong Sea Watch – non sembrava disposta a rispondere alle chiamate radio che arrivavano sia da Sea Watch 3 che dalle unità militari presenti per aiutare a coordinare il salvataggio e si è avvicinata ad alta velocità. I militari libici hanno, effettivamente, – ammettono dalla Ong Sea Watch – tirato le persone fuori dall’acqua e alcuni di loro si sono arrampicati spontaneamente sulla nave della Guardia costiera libica temendo per la propria vita» ma, sostengono i volontari dell’Ong tedesca – «il comportamento aggressivo e non coordinato dei libici ha causato più stress e caos che sollievo».

«La guardia costiera libica ha persino gettato i salvagenti in acqua vicino alla barca Sea-Watch 3. In una situazione così grave è fondamentale evitare ulteriori stress e panico, ma la guardia costiera libica ha fatto il contrario. Il loro unico obiettivo – accusano dall’Organizzazione non governativa – era quello di riportare il maggior numero possibile di persone in Libia» e «con questa intenzione in testa, la nave della Guardia costiera libica e partita a piena velocità anche se una persona era ancora appesa al lato di dritta ed è stata trascinata sull’acqua. Questa situazione pericolosa è stata segnalata da Sea-Watch, attraverso il canale radio 16, ripetutamente senza risposta. Alla fine, l’elicottero italiano è dovuto intervenire per evitare un’altra fatalità». Non una parola su come sarebbero morti i 5 immigrati, fra cui un bambino, che, invece, per la Guardia Costiera libica, sarebbero stati investiti proprio dalla manovra azzardata della Sea Watch 3 nel tentativo di avvicinarsi velocemente ai clandestini.

Alla fine «la motovedetta Ras Jedir – spiegano dalla Marina libica – è riuscita a salvare 47 migranti, tra cui 30 donne e un bambino. Giunta alla base navale di Tripoli alle 14 e 30, alla presenza della International Medical Corps, è stata loro fornita assistenza umanitaria e medica. Due persone sono state trasferite in ospedale, mentre il resto dei migranti – conclude la nota della Marina libica – è stato portato presso il centro di accoglienza di Tajura»

 

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