Legge elettorale, 5 sì “di fiducia” al Senato. Con l’aiuto di Verdini e Napolitano

mercoledì 25 ottobre 19:11 - di Redazione

Alla fine è arrivato anche il soccorso della Lega per assicurare il numero legale in aula al Senato sul quinto e ultimo voto di fiducia sul Rosatellum. Roberto Calderoli, ad esempio, ha partecipato al voto esprimendo il no alla fiducia, forse per non ostacolare il percorso che dovrebbe portare dritti al voto di marzo. Tra spintoni e grida l’aula del Senato ha detto sì ai 5 articoli della legge elettorale su cui il governo aveva messo la fiducia. Il primo ok all’articolo 1 con 150 voti a favore, 69 contrari e nessun astenuto. La fiducia sull’articolo 2 è passata con 151 voti a favore, 61 contrari e nessun astenuto. Il Senato ha approvato l’articolo 3 del Rosatellum con 148 voti favorevoli, 61 contrari e nessun astenuto. Via libera, infine, anche alla fiducia sull’art. 4 con 150 voti favorevoli, 60 contrari e nessun astenuto. Via libera all’unico articolo della legge elettorale, il quinto, con la clausola di invarianza finanziaria, sul quale non è stata posta la questione di fiducia.  La fiducia è arrivata da Pd, Ap, Ala (il gruppo di Denis Verdini) e alcuni senatori dalle autonomie, contrari  M5s, Si, Mdp. I senatori di Forza Italia, Lega e Gal erano in gran parte assenti o in congedo.

Il Senato vota in un clima da far west

La seduta è stata abbastanza movimentata. Il presidente Pietro Grasso ha richiamato i senatori e minacciato di far sedere ognuno al proprio scranno invece di seguire il voto in piedi nell’emiciclo. Contemporaneamente alle votazioni del Senato, c’è stata la manifestazione di protesta del Movimento 5 stelle in piazza del Pantheon. «Stiamo per fare una battaglia per tutto il popolo italiano” ha detto Beppe Grillo dal palco, presentando Di Maio come “il premier…».  e dando “la parola a quello che cambierà l’Italia”. «Il presidente del Senato Grasso, se non pensa alla poltrona – ha attaccato dal palco il deputato del M5S Danilo Toninelli -, dovrebbe dimettersi per bloccare tutto questo. Grasso dimettiti, se hai la schiena dritta, se vuoi ancora dare un minimo di dignità al tuo ruolo di arbitro terzo – ha chiesto dal palco del M5S il senatore Vito Crimi – . Devi dimetterti, come fece nel 1953 il presidente del Senato Paratore. Questo non è un appello ma una richiesta legittima. E’ l’unico che può fermare tutto. Gli chiediamo di non rendersi complice di questa massa di farabutti». «Può essere più duro resistere che abbandonare con una fuga vigliacca», è stata la replica del presidente del Senato Pietro Grasso al pentastellato Vito Crimi.

 Napolitano vota la fiducia

«Mi pronuncio per la fiducia al governo Gentiloni, per salvaguardare il valore della stabilità, per consentire, anche in questo scorcio di legislatura, continuità nell’azione per la riforme e per una più coerente integrazione europea, e mi pronuncio per la fiducia per sostenere scelte del presidente del Consiglio fondate sulle prerogative attribuitegli dalla Costituzione», ha detto il presidente emerito Giorgio Napolitano in aula al Senato durante la discussione, nonostante le perplessità espresse nei giorni scorsi. L’ex capo dello Stato, tuttavia, nel suo intervento ha ribadito le perplessità sul testo e soprattutto sul ricorso alla fiducia: “Si può far valere l’indubbia esigenza di una capacità di decisione rapida del Parlamento fino a comprimerne drasticamente ruolo e diritti sia dell’istituzione sia dei singoli deputati e senatori?”.

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