Il Rosatellum bis è legge. Ora non ci sono più scuse per rinviare il voto

26 Ott 2017 12:54 - di Michele Pezza
legge elettorale

È fatta: il Rosatellum bis è legge. Il Senato lo ha approvato con 214 voti favorevoli, 61 contrari e due gli astenuti. Il varo della nuova legge elettorale arriva al termine di infuocate polemiche dentro e fuori Palazzo Madama. Tra le “voci di dentro” merita sicuramente menzione quella del presidente emerito Giorgio Napolitano, che ha denunciato l’esercizio di «indebite pressioni» da parte del Pd di  Renzi su Gentiloni per piegarlo al voto di fiducia. Fiducia comunque votata dallo stesso Napolitano. Fuori, invece, è andata in scena la solita gazzarra grillina, chiassosa e ripetitiva come sempre.

Con 214 “sì” il Senato approva la nuova legge elettorale

Ma questo era ieri. Ora, invece, che il Rosatellum bis è legge per effetto della convergenza di Pd e Ap, da un lato, e Forza Italia e Lega dall’altro, non ci sono più ostacoli allo scioglimento del Parlamento, salvo ovviamente il varo della legge di Stabilità. Il clima, però, è già quello tipico della campagna elettorale. Basta sentire l’intervento di Roberto Calderoli, tutto contro Renzi, per rendersene conto: «Nei 1000 giorni di governo ha mandato a fondo il Paese, ha distrutto il Pd e fa passare una legge elettorale che, probabilmente, determina l’estinzione del partito. Renzi è imbarazzante. Tenetelo sul treno, perché se scende dal treno lo aggrediscono». Di legge «giusta ed equilibrata» ha parlato invece il capogruppo forzista Paolo Romani. A suo giudizio, il Rosatellum bis prospetta un «quadro tripolare» formato da un «centrodestra si confronta con il centrosinistra» e da «un partito che fa della protesta la sua proposta».

Verdini: «Il Rosatellum bis è mio nipote»

Il capogruppo del Pd Luigi Zanda ha colto invece l’occasione della nuova legge elettorale per mandare un messaggio polemico alla sinistra scissionista, fortemente critica verso il Pd sia per l’impianto della legge sia per aver accettato i voti determinanti di Verdini: «In Parlamento – ha detto Zanda -, quando si fanno delle proposte sarebbe bene che chi le avanza spieghi bene da quale nuova maggioranza verrebbero approvate. Diversamente, è solo ordinaria propaganda». E proprio Verdini ha pronunciato le parole destinate a diventare il refrain delle prossime settimane: «Dicono che questa legge sia figlia mia, e non mi dispiace. Diciamo semmai che è mia nipote». Una prece.

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