I migranti ci pagheranno le pensioni? E’ una balla colossale. Ecco perché

sabato 28 ottobre 15:58 - di Federica Argento

La leggenda metropolitana dei migranti risorse fondamentali per pagare le pensioni a noi italiani si tramanda di bocca in bocca, dal presidente Inps Tito alla Bordini, alla Kyenge, ai buonisti disinformati, ai propagandisti del ius soli. Boeri, presidente dell’Inps, si è espresso nuovamente parlando di “pensionati che hanno un disperato bisogno di migranti”. Ma a smentire questa balla ci pensa numeri alla mano Gian Carlo Blangiardo, demografo e professore all’Università Bicocca di Milano, che non è la prima volta che invita a farsi due conti prima di parlare a vanvera: “Questo discorso potrebbe economicamente avere un senso, solo immaginando che gli immigrati alla fine mollino tutto e se ne vadano via, lasciandoci i contributi in via definitiva. Ma non è così”. Ovviamente. Lo leggiamo sul Giornale.

La parola all’esperto

Questo il ragionamento: «Nel nostro sistema pensionistico, quando paghi hai dei diritti e un giorno dovrai ricevere ciò che hai versato»,  spiega il professore Blangiardo. “Nel bilancio complessivo c’è sempre questa brutta tendenza a considerare i versamenti previdenziali come se fossero lasciati in via definitiva al bilancio statale o comunque dell’ Inps. Non è affatto così”. Insomma, affinché l’asserzione di Boeri fosse vera, gli immigrati dovrebbero lasciare l’Italia una volta giunti alla soglia della pensione, rinunciando al trattamento previdenziale. Chi può credere a questo? “Se vanno via, le norme sono tali per cui avranno diritto a riceverlo, ovunque siano andati. E comunque, non se ne vanno: non c’è nessuna evidenza empirica di soggetti che tornano a casa una volta diventati anziani”. Il conto economico sarà, nella migliore delle ipotesi in pareggio. Lo stesso discorso aveva fatto Elsa Fornero, qualche mese fa, sbugiardando Bordini e compagnia: «È vero che i migranti danno un contributo positivo ai conti del nostro sistema previdenziale. Questo perché quando lavorano pagano i contributi. Ma è vero che allo stesso tempo maturano dei diritti, una sorta di libretto di risparmi che gli permetterà di avere dei diritti pensionistici, che noi come paese dovremo onorare».

«Saremo noi a pagare le loro pensioni»

Purtroppo i benpensanti, i garantiti e gli assistiti non leggono, non si informano, non si interrogano sul futuro, ma vivono sugli slogan del momento: “Nell’arco di dieci anni, circa 2 milioni di stranieri diventeranno italiani- spiega il prof al Giornale- .  Non possiamo pensare che questa gente a un certo punto se ne vada lasciandoci i contributi”. Il ragionamento è cristallino. “Se togliamo di mezzo il contributo previdenziale” conclude il professore, “e non lo consideriamo come un regalo, ma semplicemente come un prestito, come deve essere, allora la differenza tra quanto danno e quanto ricevono è negativa. Ricevono non tantissimo, ma un po’ di più rispetto a quello che danno. Questo è un dato di fatto. Il prestito che loro ci fanno è utile dal punto di vista della cassa, cioè per pagare le pensioni oggi. Ma i conti torneranno quando sarà il momento a nostra volta di pagare le loro di pensioni”.

 

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