Rispunta la Kyenge: «Gli italiani sono razzisti, serve la legge sullo Ius Soli»

29 Set 2017 16:17 - di Redazione

Cecile Kyenge torna all’attacco della maggioranza di governo, dopo lo slittamento della legge sullo Ius Soli, ma non perde il vizio di criticare anche gli italiani, animati da “un crescente razzismo”. L’europarlamentare congolese del Pd, intervenuta stamane ai microfoni di ECG, il programma condotto da Roberto Arduini e Andrea Di Ciancio su Radio Cusano Campus, ha attaccato i centristi di Alfano e sollevato grandi critiche sul rinvio della legge sulla cittadinanza: «Bisogna scendere nell’era moderna e guardare che il Paese sta cambiando. Prima di bocciare questa legge sullo Ius Soli bisognerebbe leggerla la legge, conoscerla. Molti invece la stanno strumentalizzando e basta. Nel Pd, come in tutti i partiti, c’è chi sposa questa riforma di civiltà e chi non la vorrebbe, però la voce del Pd è chiara, questa riforma per noi è una priorità. Se non la approviamo ora vuol dire che il nostro partito perderà un bel pezzo del proprio elettorato che in questo ha creduto fin dall’inizio».

Poi l’attacco ad Alfano.«Deve scegliere se essere uno statista o un tronista. Di fronte a delle idee uno statista sceglie l’idea, un tronista sceglie una poltrona. Il suo no me l’aspettavo comunque. Senza l’approvazione dello Ius Soli facciamo un regalo alla destra estrema e ad Alfano e perdiamo voti. Lo Ius soli è una priorità. Riguarda un milione di bambini. Un’alleanza con Alfano è triste. Non ha capito i principi e i valori della sinistra. Non parliamo lo stesso linguaggio. Per quanto mi riguarda, direi mai ad una alleanza con Alfano. Meglio MDP almeno appartiene a sinistra».

Infine, le solite accuse agli italiani, dopo l’episodio in cui a una donna di origine etiope è stato impedito di insediarsi nell’alloggio popolare a Roma: «Sta crescendo il razzismo in Italia e questo accade per una politica che non riesce a dare risposte a un disagio sociale. Il sistema non riesce più a funzionare, il migrante è diventato il capro espiatorio di una realtà che andrebbe cambiata. Le disuguaglianze sono diventate troppo grandi, dobbiamo affrontarle, altrimenti a pagare saranno sempre i più deboli».

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