Sul Codice antimafia Alfano lascia libertà di voto. E piovono le accuse

5 Lug 2017 15:26 - di Redazione
alfano musumeci

Ap di Angelino Alfano ha deciso di lasciare libertà di voto ai suoi senatori sulle modifiche al Codice antimafia all’esame dell’aula di Palazzo Madama. «I molti di noi che non lo condividono – ha spiegato l’esponente del governo – potranno in piena in piena tranquillità non votarlo. Alla Camera chiederemo robusti cambiamenti al testo». Una decisone che è stata poi annunciata dal capogruppo di Alternativa popolare al Senato, Laura Bianconi. «Sono stupita – avverte – che dopo due anni che il codice antimafia è all’esame del Parlamento i colleghi parlamentari si siano svegliati soltanto adesso. In particolare riguardo l’articolo 1, quello che riguarda l’estensione delle misure di prevenzione anche per i reati attinenti alla Pa, è bene ricordare che l’opposizione non ha presentato alcun emendamento. Così come è sospetto il fatto che molti giuristi soltanto in questi giorni abbiano ritenuto di dover intervenire sul tema rilasciando dichiarazioni ed interviste molto critiche». «Il provvedimento giunto dalla Camera – scrive Bianconi – era profondamente peggiore rispetto al testo che sarà approvato dal Senato, e proprio grazie all’inteso lavoro svolto qui a Palazzo Madama il testo è migliorato in molti punti. Purtroppo, però, anche dinanzi a questi miglioramenti diversi colleghi del mio gruppo parlamentare ritengono che il testo non sia ancora completamente soddisfacente e pertanto abbiamo deciso di rispettare le singole sensibilità, lasciando quindi libertà di voto». La posizione di Ap provoca accese reazioni e su Alfano piovono le accuse del Pd. «Leggiamo che il ministro Alfano – dice il senatore del Pd Franco Mirabelli – chiede robusti cambiamenti al testo del Codice antimafia. Osserviamo che il testo al Senato è stato modificato anche con il contributo dei senatori di Ap e che nel precedente passaggio alla Camera i deputati del suo partito, certo con il suo assenso, hanno votato a favore del testo. Se fossi in Alfano mi preoccuperei di non affossare un provvedimento importante per combattere le mafie che, anche con il suo contributo quando era ministro degli Interni, abbiamo costruito». 

Codice antimafia, la replica di Giovanardi a Bianconi

Alle parole  di Bianconi che accusa l’opposizione replica Carlo Giovanardi. «Non è vero che l’opposizione si sarebbe “svegliata soltanto adesso” sulle modifiche al Codice antimafia e in particolare sull’articolo 1 che estende le misure di prevenzione ai reati contro la pubblica amministrazione». Intervenendo in Aula sul codice antimafia, il senatore membro della Commissione Giustizia, ha replicato alla capogruppo di Alternativa Popolare Laura Bianconi. «Già il 26 aprile scorso – ha ricordato Giovanardi – in Commissione Giustizia il Pd e Alternativa Popolare hanno bocciato gli emendamenti del collega Caliendo e del sottoscritto che chiedevano la soppressione dell’articolo 1, e soltanto in Aula due mesi dopo il relatore del Pd ha presentato un nuovo testo, sempre riguardante i reati contro la pubblica amministrazione, con la successiva bocciatura di tutti i sub emendamenti dell’opposizione. Gli interventi pubblici di autorevoli personaggi  – ha sottolineato – come Cantone, Violante, Flick, Mirabelli, Tesauro, Fiandaca, Cassese e delle Camere penali italiane hanno confermato la correttezza della nostra posizione e il sospetto che “menti raffinatissime”, nella buona fede di tanti colleghi della maggioranza, mirino ad un allargamento talmente abnorme e smisurato delle misure di prevenzione tale da far travolgere dalla nostra Corte costituzionale e dalle Corti europee la normativa antimafia, che invece in Parlamento nessuno contesta».

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