Codice antimafia e Ius soli, ecco le ultime sòle rifilate dal Pd agli italiani
Home livello 2 - di Giacomo Fabi - 6 Luglio 2017 - AGGIORNATO 6 Luglio 2017 alle 20:40
Mandiamo a casa il prima possibile questa banda di incapaci travestiti da pensosi statisti che sono i governanti del Pd. Peggio di loro solo le cavallette del castigo biblico. Prendete il guardasigilli Andrea Orlando, che poggia le terga sulla poltrona che fu di Alfredo Rocco: non contento di aver ulteriormente deformato il processo penale azzerando i diritti dell’imputato e allungando i tempi della prescrizione (e quindi dei processi), si accinge ora, coperto dall’incessante pressing di Repubblica, a completare l’opera con l’approvazione del nuovo codice antimafia, fresco di approvazione al Senato. Un codice – è bene rimarcarlo – contro il quale si sono levate le voci di Raffaele Cantone, Sabino Cassese, Luciano Violante, Giovanni Fiandaca, del presidente della Corte di Cassazione, Canzio e molti altri. Tutti a dire che quel testo contiene una vera e propria mostruosità giuridica – l’arma del sequestro preventivo in danno di indagati (indagati, capito?) per reati contro la pubblica amministrazione – che, sempre a loro giudizio, finirà per consegnare alla magistratura, dopo la politica, anche l’economia. Se n’è accorto persino Renzi, ma non può farci niente: se si oppone, Orlando lo accuserà di inciuciare con Berlusconi e Repubblica è pronta a dargli manforte. In quanto a irresponsabilità, tuttavia, Renzi, non ha nulla da invidiare al suo compagno di partito. Infatti, è favorevolissimo all’immediato sdoganamento del testo sullo ius soli che concede la cittadinanza italiana a chiunque nasca sul nostro suolo. Una legge impegnativa, da sviscerare in ogni sua piega e che perciò richiederebbe tempo e serenità di giudizio – sine ira ac studio consiglierebbe Cicerone – ma che invece è diventato il capo più pregiato del saldo di fine legislatura con cui tentare di recuperare consensi a sinistra. Una strada già sperimentata da Renzi, per altro senza successo, con la legge sulle nozze gay, la cui promotrice, Monica Cirinnà è ora con Bersani. Oggi la situazione è addirittura surreale perché la maggioranza a guida Pd vuole approvarla nelle stesse ore in cui il governo a guida Pd minaccia di chiudere i porti contro l’invasione quotidiana di migranti. Altrove, li prenderebbero a calci. Da noi invece concionano nei talk-show. Ma tant’è: quando Repubblica ordina, il Pd batte i tacchi. E poco importa se antimafia e ius soli sono solo le ultima sole rifilata gli italiani.
di Giacomo Fabi
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