Fatima, i 2 pastorelli sono santi: la folla si scioglie in un lungo applauso

13 Mag 2017 12:33 - di Redazione

Un lungo e sentito applauso ha accolto la proclamzione finale: Francesco e Giacinta Marto, i pastorelli ai quali apparve la Madonna a Fatima cento anni fa, sono santi. Un applauso caloroso seguito all’annuncio, al quale si è unito lo stesso Papa Francesco nel corso della celebrazione della messa al santuario di Fatima.

Fatima, i due pastorelli santi: l’applauso della folla

Ed era una folla oceanica quella che si è radunata al santuario di Fatima, per rendere omaggio a due pastorelli, oggi santi, nati ad Aljustrel, a meno di due anni di intervallo l’uno dall’altro, e morti poco tempo dopo le apparizioni, così come Nostra Signora aveva annunciato: «Giacinta e Francesco li porto fra poco, ma tu (Lucia) resti qui ancora per qualche tempo» i piccoli hanno riferito di aver ascoltato dalla voce mariana (13 giugno 1917). Vite brevi ma sufficientemente valide perché la Chiesa Cattolica riconoscesse, per la prima volta nella sua storia di 2000 anni, l’«eroicità delle virtù e la maturità della fede di bambini non martiri», per decreto di Giovanni Paolo II, il 13 maggio del 1989, che ha aperto un precedente al riconoscimento di santità dei due pastorelli.

La storia dei due pastorelli di Fatima

Francesco Marto, iconograficamente rappresentato con cappello in testa e gilet corto, bastone da pastore e sacco per la merenda a collo, nacque l’11 giugno del 1908 e venne battezzato il 20 giugno nella Chiesa Parrocchiale di Fatima. Ad appena 8 anni iniziò, assieme alla sorella Giacinta e alla cugina Lucia, a pascolare il gregge dei genitori nella zona della Cova da Iria, luogo in cui avverranno le Apparizioni, durante le quali poteva solamente vedere, senza ascoltare né parlare. Spinto dal desiderio intimo di consolare “Gesù nascosto”, Francesco ha vissuto intensamente la preghiera contemplativa. A tal scopo, trascorreva ore successive in preghiera di fronte al sacrario, nella chiesa parrocchiale. Il 18 ottobre del 1918, poco più di un anno dopo l’ultima apparizione, Francesco si ammalò, vittima di un’epidemia di pneumonica che afflisse il Paese. Conosciuta anche come “spagnola”, l’influenza arrivò in Portogallo a metà dello stesso anno ed in poco tempo causò la morte di decine di migliaia di persone. Il 2 aprile dell’anno successivo, si confessò e ricevette la comunione per l’ultima volta «con una grande lucidezza e pietà», come scrive il parroco di Fatima nel Libro dei Morti, registrando il suo decesso il 4 aprile, e aggiungendo: «E confermò che aveva visto una Signora nella Cova da Iria e Valinhos». Venne sepolto presso il cimitero di Fatima, dal quale i suoi resti mortali vennero riesumati, il 17 febbraio del 1952, e traslati nella Basilica di Nostra Signora del Rosario di Fatima, il 13 marzo del 1952.

La breve vita di Giacinta Marto

Giacinta Marto ebbe una vita ancora più breve di quella del fratello Francesco. Nata il 5 marzo del 1910, non aveva ancora 10 anni quando morì a Lisbona, ugualmente vittima di pneumonica, il 20 febbraio del 1920, lontano dalla famiglia. La sua sofferenza è stata vinta dalla gioia della promessa di andare in cielo. Nelle apparizioni Giacinta vedeva e sentiva, ma non poteva comunicare. Secondo la cugina Lucia, Giacinta si affliggeva per la sofferenza dei peccatori che comprenderà nella visione dell’Inferno (apparizione del 13 luglio del 1917) ed il suo cuore si riempì di compassione e di devozione all’Immacolato Cuore di Maria (Memorie di Suor Lucia). Questa profonda devozione la portò alla preghiera intensa ed al sopportare i sacrifici per i peccatori – ricorda ancora Lucia nei suoi scritti – dove riferisce che la cugina soffrisse per l’allontanamento dalla famiglia, in particolare dalla madre, piangendo per la fame nei periodi nei quali compiva digiuno, per compassione dei peccatori. Giacinta disse di aver avuto varie apparizioni di Nostra Signora durante la sua malattia, a casa, nella chiesa di Fatima, nell’ospizio in cui si trovava a Lisbona prima di essere ospedalizzata. Così come il fratello, si ammala di polmonite ad ottobre del 1918, venendo ricoverata per la prima volta presso l’ospedale di Vila Nova de Ourém, il dal 1 luglio al 31 agosto 1919, dopo la morte di Francesco. Morirà l’anno successivo.

Il processo di Beatificazione voluto da Papa Wojtyla

Il 30 aprile 1952, il vescovo di Leiria, monsignor José Alves Correia da Silva, aprì i due processi diocesani sulla fama di santità e sulle virtù dei due fratelli. Seguendo cammini paralleli, la fase diocesana del processo di Giacinta viene chiusa il 2 giugno del 1979, costando di 77 sedute e 27 testimoni, e quella di Francesco, un mese dopo, l’1 agosto, con 63 sedute e 25 testimoni. Dieci anni dopo, il 13 maggio del 1989, Giovanni Paolo II decreta l’eroicità delle virtù di Francesco e Giacinta e i due pastorelli iniziano ad essere considerati venerabili, il che avviene per la prima volta nella Storia della Chiesa Cattolica con bambini non martiri. A partire da adesso, i due processi saranno uniti in un unico. Il passo successivo nel processo di beatificazione di Francesco e di Giacinta avviene dieci anni dopo, il 28 giugno del 1999, quando Papa Giovanni Paolo II promulga il decreto sul miracolo della cura di Emilia Santos, ottenuto per intercessione dei due pastorelli, aprendo il cammino alla beatificazione, la cui celebrazione avvenne, a Fatima, l’anno successivo, il 13 maggio. Il decreto pontificio concede che i venerabili Francesco e Giacinta passino ed esser considerati beati, con festa liturgica il 20 febbraio. Suor Lucia fu presente alla celebrazione di beatificazione dei cugini e fu allora che incontrò il Papa per l’ultima volta.

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