Terremoto, “modello Marche”: ecco come le imprese si riorganizzano

martedì 21 febbraio 13:02 - di Orfeo Antonini

In una sequenza di istanti l’intera area appenninica è stata semidistrutta, le perdite in termini umani, culturali ed economici sono state altissime. Ora, non possiamo esimerci dall’imporre a noi stessi delle priorità per garantire una rapida ripresa del territorio, distanziandoci da ogni retorica assistenzialista tipica, ahimè, di questi tempi, ma di certo estranea ai marchigiani, gente schiva e avvezza a fare i conti con la fatica e creatrice di un modello economico dal volto umano, un sorta di capitalismo famigliare fatto di tante piccole e medie imprese: “Il Modello Marche” , cosi efficiente da garantire “tassi di crescita cinesi” e ora così pesantemente danneggiato. Appare quindi evidente che la “ricostruzione” non può che iniziare dalla ricostituzione degli asset economico-commerciali e a tal proposito, credo sia doveroso ricordare le parole di monsignor Battisti all’indomani del terremoto del Friuli nel 1976 : “Prima le fabbriche, poi le case e quindi le chiese”, un monito granitico ancora attuale. Rappresentano quindi un esempio virtuoso tutte quelle realtà nate da e per il territorio, come “Patasibilla” un’associazione di aziende agricole delle Marche aventi sede nei comuni di Montegallo, Montemonaco e Comunanza, ideata con lo scopo di promuovere le coltivazioni locali, grazie agli sforzi sinergici di agricoltori e agronomi mirati a conciliare qualità, redditività e salvaguardia dell’equilibrio naturale.

Le piccole e medie imprese delle Marche

Sebbene Patasibilla sia nata nel 2015 da questi eventi catastrofici ha tratto nuova linfa vitale, poiché non animata dall’etica del profitto e dell’individualismo, ma da un profondo senso di comunità che caratterizza, fin dai tempi remoti la vita nei borghi isolati dei Monti Sibillini. L’operosità unita alla consapevolezza morale di farsi esempio, ha consentito a questa associazione delle Marche, nonostante i danni subiti dal sisma prima e dalle forti nevicate poi, di riuscire comunque a chiudere il bilancio in pareggio e pagare interamente i macchinari acquisiti. Queste persone sono gli ambasciatori di un territorio che non vuole arrendersi, sono il volto più vero dell’Italia. Vorrei che si guardi a queste realtà e che si dica quel che Stazio disse di Virgilio “facesti come colui che cammina di notte, e porta un lume dietro di sé, e con quel lume non aiuta se stesso. Egli cammina al buio, si apre la strada nel buio ma dietro di sé illumina gli altri”.

Commenti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

In evidenza