Perché dovremmo difendere la Fiat se paga le tasse fuori dall’Italia?

martedì 17 gennaio 10:52 - di Aldo Di Lello

Risuona con accenti decisamente grotteschi  questa solenne dichiarazione del ministro delle Infrastrutture, Graziano Delrio: “Non si danno ordini a un Paese sovrano“. Il Paese “sovrano” in questione sarebbe l’Italia. E la dichiarazione del ministro è venuta, come è noto, per reagire alla richiesta della Germania, spalleggiata dall’Ue, di ritirare le auto Fiat-Chrysler 500X, Doblò e Renegade perché, a dire dei tedeschi, non sarebbero in regola in fatto di emissioni. Grottesca, la dichiarazione di Delrio, per due motivi.

Primo perché l’Italia, tutto è, fuorché un Paese “sovrano”. E non lo è più da quando ha rinunciato al potere di battere moneta a vantaggio dell’Ue e dell’euro.

Secondo perché la Fiat non è più italiana. Gli Agnelli, dopo aver per decenni spremuto lo Stato italiano a suon di rottamazioni e di ogni sorta di privilegio, hanno pensato bene,  a seguito della fusione con la Chrysler, di traferire la cassa all’estero. Prima hanno stabilito la sede fiscale di Fca (nata appunto dal “matrimonio” tra Fiat e Chrysler) in Gran Bretagna, poi hanno traslocato con la Exor, la finanziaria di famiglia, in Olanda. E anche in questo caso allo scopo di pagare meno tasse.

Perché allora trasformare la contesa sulle auto Fiat in un fatto di orgoglio nazionale dal momento che la famiglia proprietaria è la prima a non sentirsi più italiana? Il cac-can mediatico di questi giorni serve solo a difendere grandi interessi economico-finanziari che poco hanno a che vedere ormai con il nostro Paese.

Poi, certo, è insopportabile l’arroganza tedesca, con la pretesa di Berlino di decidere quali auto debbano circolare e quali no in Europa. E tutto questo al fine di allargare le quote di mercato della loro Volkswagen, colpita nel 2015 dall’affare dieselgate. Ma almeno le tasse, la Volkswagen, le paga in Germania e può legittimamente reclamare dal suo governo un trattamento privilegiato.

In Italia invece la “nazionalità” della Fiat è diventata un fatto da operetta. Ed è decisamente ridicolo, da parte della nostra classe dirigente politica, esibire una “sovranità” che ormai fa ridere solo le papere. Vogliono che l’Italia sia sovrana? Lo dimostrino con i fatti, ponendo seriamente sul tappeto il problema di un riequilibrio dei rapporti in Europa. Ciò significa reclamare l’istituzione degli eurobond e denunciare il fiscal compact che sta strangolando la nostra economia. Oppure, in alternativa, prevedere una exit strategy dall’euro. I tempi sarebbero del resto maturi, visto il clima internazionale che pare in rapido mutamento a seguito dell’elezione di Trump. Proprio ieri il neo presidente Usa ha definito l’Ue un “veicolo per la Germania”.

Meno chiacchiere e più coraggio.

Commenti

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  • Luigino 20 febbraio 2018

    Spero che lo stato non paghi la cassa integrazione visto che la FCA non versa tasse allo stato italiano, o mi sbaglio?

    • giorgio 24 febbraio 2018

      la cassa integrazione viene erogata dall’inps ai dipendenti di aziende che lavorano in italia dove i dipendenti pagano i contributi .la sede legale dell’azienda non credo conti.perchè non difendiamo i lavoratori al posto di polemizzare sempre con chi ha salvato dal fallimento una azienda che è vero che ha preso un sacco di aiuti dallo stato ma erano tempi della dc e del pc.ora non riceve più aiuti .poi se la sede fiscale è in olanda è solo colpa dell nostro regime fiscale eccessivamente oneroso con tutti non solo con le aziende.se potessi mi sposterei anche io in un paese dove le tasse sono inferiori.altra considerazione in europa la tassazione dovrebbe essere uguale in tutti i paesi membri così si eviterebbero queste situazioni-vedi irlanda-paesi est europa ecc.

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