Palmira, Ebla, Mimrud, i capolavori distrutti dall’Isis “rivivono” al Colosseo

6 Ott 2016 14:44 - di Gabriele Alberti

Chi visiterà il Colosseo nelle prossime settimane potrà ammirare alcuni capolavori dell’arte antica distrutti dalla furia dell’Isis:  l’Anfiteatro Flavio – dal 7 ottobre all’11 dicembre – ospita le ricostruzioni di tre importantissimi manufatti del vicino Oriente: il Toro di Nimrud, il soffitto del Tempio di Bel e la sala dell’archivio di Stato di Ebla. Non tutto è perduto. Certo, si tratta di una consolazione “estetica”, ma è pur sempre una “rinascita”. Ricostruire il patrimonio distrutto dai terroristi dell’Isis è possibile. Riavere un sito di Palmira o di Ebla identici a quelli di sei anni fa è possibile. La speranza è affidata alla alle ricostruzioni con stampanti 3D, robot, sofisticati materiali sintetici in grado di restituire lo stesso effetto dell’arenaria o del marmo. Questi manufatti  stanno risorgendo in scala 1:1 grazie ad un eccezionale lavoro realizzato da aziende italiane che permetterà di rivederli. L’esposizione ha il patrocinio dell’Unesco e si intitola “Rinascere dalle distruzioni-Ebla, Nimrud, Palmira”. La mostra è stata inaugurata alla presenza del Capo dello Stato Sergio Mattarella. L’archeologo Paolo Matthiae e gli organizzatori hanno voluto precisare: «Non vogliamo che il brutale ritorno dell’iconoclastia in questo XXI secolo sia considerato un problema marginale: esso coinvolge i fondamenti della nostra civiltà comune, le persone che vengono espropriate della loro identità e, dunque, noi tutti».

 

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