Germania, resa dei conti nella Cdu: si affilano i coltelli contro la Merkel

lunedì 19 settembre 9:46 - di Gabriele Alberti

L’uscita dal governo e il peggior risultato di sempre per la Cdu nella città di Berlino non aiuteranno Angela Merkel a spegnere i malumori nel suo partito e, soprattutto, all’interno della consorella bavarese Csu. Si rischiano settimane di lunghi coltelli di fronte a una china elettorale che pare irrefrenabile. Subodorando il clima, la cancelliera, secondo quanto scritto dalla Welt, ha annullato il viaggio all’Onu a New York. È rimasta a Berlino e gestirà in prima persona il dibattito post-elettorale nel suo partito. Che si annuncia infuocato. I deputati dell’Unione di Cdu e Csu dovranno anche chiedersi se la cancelliera sia ancora in grado di condurre i due partiti alla vittoria alle politiche fra un anno esatto.

Per la Merkel è resa dei conti

 

Sulla sua candidatura già pende il diktat del capo della Csu Horst Seehofer, che chiede l’introduzione di un tetto per i profughi. Il duello si è trasformato in uno scontro personale che può rivelarsi esiziale in chiave elettorale. In più la concorrenza a destra di Afd si è fatta sentire anche a Berlino. Il partito di Frauke Petry, che vola sull’onda dell’opposizione alla politica sui profughi di Merkel, ha raggiunto un risultato a due cifre alla prima uscita locale a Berlino: un’ulteriore prova di forza. Nelle prime dichiarazioni dopo i risultati, il cerchio magico di Merkel ha fatto subito quadrato. Peter Tauber, il segretario generale cui è toccato negli ultimi mesi commentare una sconfitta dopo l’altra, ha sottolineato – arrampicandosi sugli specchi – come non sia “corretto riflettere il risultato di una realtà particolare come Berlino a livello nazionale”, anche se ha ammesso che “la politica del governo non ha certo spinto a favore”.

Iniziano le manovre per la successione alla Merkel?

Ma ha poi ribadito che la Cdu di Merkel è “naturalmente ancora in grado di vincere elezioni” e ha ribaltato sulla Csu bavarese la responsabilità di indebolire la “coesione” tra i due partiti democratico-cristiani e di distogliere il dibattito “dai buoni risultati conseguiti”. Ma la pressione del partito sulla cancelliera è sempre più forte. E nonostante nessuno dei nomi che circolano sulla stampa (da Wolfgang Schaeuble a Ursula von der Leyen, al giovane esponente dell’ala conservatrice Jens Spahn) sembri davvero in grado di insidiare Merkel, da oggi inizia la resa dei conti.

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