Per Papa Francesco un bagno di folla nel santuario dedicato a Giovanni Paolo II

30 Lug 2016 13:05 - di Robert Perdicchi

Pastori e chiesa siano “contrari al vivacchiare” e si “rallegrino di evangelizzare”. Lo ha suggerito il Papa nella messa che ha celebrato nel santuario di San Giovanni Paolo II, nella frazione di Lagiewniki, a circa sei chilometri da Cracovia. La messa è per i religiosi, le religiose e i seminaristi della Polonia, il Pontefice ha celebrato davanti a duemila persone, e alcune altre migliaia sono collegate dall’esterno con i maxischermi. Papa Bergoglio ha rilanciato il suo invito ad una chiesa aperta, a partire da quell'”aprite le porte” con cui Giovanni Paolo II diede inizio al proprio pontificato. Tuttavia, ha osservato, “nella nostra vita di sacerdoti e consacrati può esserci spesso la tentazione di rimanere un po’ chiusi, per timore o per comodità, in noi stessi e nei nostri ambiti”. Ma la direzione deve essere “a senso unico: uscire da noi stessi”, e si tratta “di un viaggio senza biglietto di ritorno”, “un esodo dal proprio io, perdere la vita per Cristo”. Il Pontefice ha chiesto una vita “fatta di amore concreto, cioè di servizio e disponibilità; è una vita dove non esistono spazi chiusi e proprietà private per i propri comodi”, che non sceglie né i propri luoghi, né i propri tempi, “la casa dove abita non gli appartiene perché la Chiesa e il mondo sono i luoghi aperti della sua missione”. Questo pastore “fugge così le situazioni appaganti che lo metterebbero al centro, non si erge sui traballanti piedistalli dei poteri del mondo e non si adagia nelle comodità che infiacchiscono l’evangelizzazione; non spreca tempo a progettare un futuro sicuro e ben retribuito, per non rischiare di diventare isolato e cupo, rinchiuso nelle pareti anguste di un egoismo senza speranza e senza gioia”, “non si accontenta di una vita mediocre”, “contrario al vivacchiare, si rallegra di evangelizzare”. Il Papa ha citato anche il discepolo Tommaso, “piuttosto ostinato, che un po’ ci assomiglia e ci risulta anche simpatico”. «Il discepolo – ha sottolineato – non esita a porsi domande, ha il coraggio di abitare il dubbio e di portarlo al Signore, ai formatori e ai superiori, senza calcoli e reticenze”. La misericordia di Dio, ha detto in un ulteriore passaggio “è un libro aperto, e “ciascuno di noi custodisce nel cuore una pagina personalissima del libro della misericordia di Dio: la storia della nostra chiamata».

Prima della messa, la visita al santuario di suor Faustina Kowalska, una mistica che ispirò il giovane Karol Wojtyla al culto della divina misericordia. Dopo la preghiera e la firma del Libro d’onore, papa Bergoglio, ha salutato i giovani riuniti all’aperto e poi ne ha confessati cinque, in italiano, spagnolo e francese. Poi il Papa ha raggiungto il santuario dedicato a Giovanni Paolo II dove celebra la messa con i sacerdoti, i religiosi e le religiose. Il santuario, che sorge accanto al convento dove visse suor Faustina Kowalska, che ha divulgato il culto della divina misericordia e ha influenzato il giovane Karol Wojtyla, è gremito di gente sia nella ampia navata unica, che nei matronei. Subito prima papa Francesco si è affacciato alla balaustra esterna e ha salutato una piccola folla radunata del prato antistante, che separa il santuario della Divina misericordia da quello dedicato a Giovanni Paolo II. Prima di entrare papa Bergoglio ha anche incontrato cinque bimbi, gravemente malati, ognuno dei quali gli ha offerto un dono. Il Papa nel convento dove visse suor Faustina, prima tappa di oggi, ha visitato la cappella, dove è stato accolto dalla Superiora Generale e dalla Superiora del Convento. Nella Cappella, dove si trovavano circa 150 suore, Papa Francesco si è raccolto in preghiera davanti alla tomba di Santa Faustina Kowalska. Prima di congedarsi, ha firmato il Libro d’Onore, scrivendo, in spagnolo, la frase “chiedo misericordia, non sacrifici”.

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