Il Papa sui migranti: “Assumersi la responsabilità del loro destino”

20 Mar 2016 12:26 - di Redazione

A Gesù “viene negata ogni giustizia” e “prova sulla sua pelle anche l’indifferenza perché nessuno vuole assumersi la responsabilità del suo destino. E penso a tanta gente a tanti emarginati, a tanti profughi a tanti rifugiati” , per i quali “non vogliono assumersi la responsabilità del loro destino”. Lo ha detto Papa Francesco  nella omelia della Messa delle Palme, commentando i passaggi di Gesù tra sinedrio e Pilato e la “umiliazione estrema” che Gesù subisce nella Passione.

Per il Papa il Crocifisso è “la cattedra di Dio”, l’unica in grado di insegnare la via di un “amore umile” capace di “rinunciare” a “egoismo, potere, fama”. E poi ancora. “Può sembrarci tanto distante il modo di agire di Dio, che si è annientato per noi, mentre a noi pare difficile persino dimenticarci un poco di noi”. “Egli – prosegue la riflessione del Papa- viene a salvarci; siamo chiamati a scegliere la sua via: la via del servizio, del dono, della dimenticanza di sé. Possiamo incamminarci su questa via soffermandoci in questi giorni a guardare il Crocifisso per imparare l’amore umile, che salva e dà la vita, per rinunciare all’egoismo, alla ricerca del potere e della fama. Con la sua umiliazione, Gesù ci invita a camminare sulla sua strada”.  Ha quindi invitato a meditare su “questo mistero del suo annientamento per noi”.

Cristo, riassume Papa Bergoglio, patisce anche la sensazione di essere stato “abbandonato” da Dio e la tentazione a scendere dalla croce. Durante la messa, come è tradizione, è stato letto l’intero racconto della Passione, dall’ingresso di Gesù a Gerusalemme, acclamato dalla folla, fino alla crocifissione e alla deposizione nel sepolcro. “La solitudine, la diffamazione e il dolore – ha spiegato Papa Francesco ripercorrendo gli ultimi giorni di vita di Gesù – non sono ancora il culmine della sua spogliazione. Per essere in tutto solidale con noi, sulla croce sperimenta anche il misterioso abbandono del Padre. Nell’abbandono, però, prega e si affida: ‘Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito’. Appeso al patibolo, oltre alla derisione, affronta l’ultima tentazione: la provocazione a scendere dalla croce, a vincere il male con la forza e a mostrare il volto di un dio potente e invincibile. Gesù invece, proprio qui, all’apice dell’annientamento, rivela il volto vero di Dio, che è misericordia. Perdona i suoi crocifissori, apre le porte del paradiso al ladrone pentito e tocca il cuore del centurione. Se è abissale il mistero del male, infinita è la realtà dell’Amore che lo ha attraversato, giungendo fino al sepolcro e agli inferi, assumendo tutto il nostro dolore per redimerlo, portando luce nelle tenebre, vita nella morte, amore nell’odio”.

Commenti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

SUGERITI DA TABOOLA