L’Iran testa missili a lunga gittata: potrebbero arrivare a colpire Israele

mercoledì 9 marzo 18:21 - di Redazione

L’Iran testa i suoi nuovi missili a lunga gittata. E nel secondo giorno di esercitazioni, i Guardiani della Rivoluzione hanno sparato due razzi balistici che hanno una gittata di 2 mila chilometri. Potrebbero cioè colpire il “nemico più lontano”dell’Iran, ovvero il “regime sionista”. Secondo l’agenzia Fars sui due missili lanciati oggi, un Qadr-H e un Quadr F, vi era la scritta in ebraico “Israele deve essere cancellato“. In realtà nelle foto e nei filmati diffusi finora, non si vede alcuna scritta sulle fusoliere gialle dei due missili installati a poca distanza l’uno dall’altro, in un avvallamento dei monti Alborz, la catena montuosa che domina Teheran. Da lì i vettori sono partiti per colpire obiettivi prefissati a 1.400 chilometri di distanza sulla costa di Makran, nel sud-est del Paese. Tra il punto più vicino dell’Iran e Israele vi è una traiettoria di circa mille chilometri. Il comandante delle Forze aerospaziali dei Guardiani della Rivoluzione, il generale Amir Ali Hajizadeh, ha spiegato ai giornalisti iraniani presenti – secondo quanto riferisce l’agenzia Tasnim – che i nuovi missili a lungo raggio sono stati ideati e sviluppati per colpire i nemici dell’Iran e in particolare il regime sionista di Israele. “Noi – ha detto – non miriamo ad espansioni territoriali, ma chiunque cerchi di fare una mossa distruttiva o oppressiva contro l’Iran, sarà colpito dai nostri missili”. “Le perfide azioni del regime sionista ci sono ben chiare – ha aggiunto- La ragione per cui abbiamo sviluppato missili con una gittata di 2 mila chilometri è per colpire il nemico più lontano, ovvero il regime sionista”. I test missilistici di questi giorni e le bellicose dichiarazioni dei Pasdaran, la milizia d’elite che fa capo alla Guida Suprema l’ayatollah Ali Khamenei, rivelano le contrapposizioni interne tra l’ala militare e conservatrice, contraria ad una normalizzazione dei rapporti con l’Occidente, e la politica moderata del presidente Hassan Rohani e dei suoi alleati riformisti, che invece stanno tentando di attrarre investimenti stranieri in Iran. Gli alleati di Rohani hanno vinto nelle recenti elezioni per il nuovo Parlamento, o Majlis, e la nuova Assemblea degli Esperti, l’organismo religioso che dovrà eleggere la prossima guida suprema, qualora Khamenei uscisse di scena. I conservatori-fondamentalisti hanno perso terreno ma continuano ad opporsi alla politica di apertura, avviata con l’accordo sul ridimensionamento del programma nucleare iraniano e la fine dell’embargo internazionale contro la Repubblica islamica. I test missilistici, giocati in chiave anti-israeliana, appaiono un ennesimo tentativo da parte dei “falchi” di indebolire Rohani, nella lunga partita che si è aperta tra i diversi centri di potere iraniani.

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