Folla per Padre Pio: il culto delle reliquie resiste nella Roma del terzo millennio
Home livello 2 - di Lisa Turri - 4 Febbraio 2016 alle 13:56
È di circa un’ora e mezza l’attesa dei fedeli per entrare nella basilica di San Lorenzo fuori le mura, a Roma, dove sono esposte le spoglie di San Pio da Pietrelcina e di San Leopoldo Mandic, giunto da Padova. Da questa mattina prestissimo il piazzale del Verano antistante la basilica ha cominciato a riempirsi di migliaia di fedeli che attendono di poter pregare davanti alla salma di quello che è considerato uno dei santi più popolari d’Italia e non mancano, tra i tanti fedeli di Padre Pio, anche coloro che sono in fila per l’altro frate confessore, San Leopoldo, il cappuccino confessore morto nel 1942.
E non deve stupire laici, razionalisti e neopositivisti il grande richiamo che i “corpi santi” esercitano sui cristiani: non sarebbe infatti del tutto corretto relegare il culto delle reliquie tra i fenomeni di una religiosità popolare sempre in procinto di sfociare nella pura e semplice superstizione. Il Concilio Vaticano II ribadì infatti che «la Chiesa, secondo la sua tradizione, venera i santi e tiene in onore le loro reliquie autentiche e le loro immagini. Le feste dei santi infatti proclamano le meraviglie di Cristo nei suoi servi e propongono ai fedeli opportuni esempi da imitare». Il culto delle reliquie si sviluppa a partire dall’omaggio dei primi cristiani alle tombe dei martiri ed è stato – al di là e oltre le innegabili esagerazioni cui ha dato luogo, con commerci illeciti e culti truffaldini in particolare nell’alto Medioevo – sempre considerato come un atto di devozione utile se ad esso si accompagna la preghiera e consentito perché nel venerare ciò che resta del santo si venera l’opera di misericordia che Dio ha compiuto operando in lui con la grazia.
Due sono i tipi di reliquie: il primo è costituito dal corpo (ex corpore o ex ossibus) di un santo o beato ed è destinato solo al culto pubblico; il secondo tipo invece è costituito dagli indumenti o dagli oggetti che sono stati in contatto con il corpo del santo o del beato, vivo o morto, e che devono avere una sorta di certificato di autenticità rilasciato dalle autorità ecclesiastiche.
di Lisa Turri
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