Cirinnà addio, Renzi è in difficoltà e apre a un accordo con Ncd

domenica 21 febbraio 12:45 - di Mariano Folgori

Matteo Renzi non ha più la baldanza di qualche giorno fa. Lo schiaffo del M5S sul supercanguro, i malumori dei cosiddetti cattodem, il vasto fronte anti adozioni gay  che si sta sviluppando nel Paese lo stanno costringendo a più miti consigli. E così, sulle unioni civili, si prepara al compromesso. E’ un’ Assemblea nazionale del Pd difficile quella che ha affrontato Renzi. Davanti ai suoi  è stato costretto ad ammettere: “Il passaggio sulle unioni civili è numericamente delicato: se è vero che vogliamo trovare un punto di caduta tra noi è altrettanto vero che i numeri al Senato non sono quelli dei giornali: siamo 112 noi, 218 gli altri gruppi. Si fa come vogliamo noi se puntiamo alla minoranza”.  Finalmente Renzi  l’ha detto: il Pd è in minoranza.

Renzi: “Accordo di governo e fiducia”

Piaccia o non piaccia alla pasionaria Cirinnà e ai laicisti arrabbiati, Renzi dovrà necessariamente scendere a compromessi con Ncd. Suona così questa affermazione del segretario-premier davanti ai dirigenti del suo partito: “Siamo ad un bivio: o auspicare che M5s non abbia la sindrome di Lucy e voti la legge o tentare un accordo di governo con un emendamento su cui sono pronto a mettere la fiducia. Deciderà il gruppo e sono disponibile a partecipare all’assemblea del gruppo da qui a martedì”

Renzi ai malpancisti del Pd: “Ciao”

Poi Renzi recupera la grinta e la rivolge ai malpancisti dentro il suo partito. “A chi immagina sui singoli provvedimenti, vedi i diritti civili o prima le riforme istituzionali, che quando si arriva al momento decisivo si ricatta, sia chi ha condiviso una storia con me sia chi non l’ha condivisa, dico quattro lettere: Ciao. Non si può pensare di fare del Pd il partito in cui si sta solo quando si condivide tutto, si fa uno sforzo di mediazione. Non è pensabile minacciare ‘o così o me ne vado'”. Rimane il fatto che il Renzi di oggi è un Renzi con la cresta abbassata. Un Renzi molto diverso da quello che qualche settimana fa, prima del Family Day, andava come un treno verso le unioni gay. Per poi deragliare.

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