Sanità, la cura-Zingaretti stronca il Lazio. Dopo il Forlanini, Colleferro…

4 Lug 2015 12:50 - di Mauro Achille

Da alcuni giorni davanti ai cancelli dell’ospedale di Colleferro è stata installata una tenda da campeggio. Cittadini si alternano, giorno e notte, per protestare contro la chiusura dei reparti di pediatria, ostetricia e ginecologia disposta dalla Regione Lazio. Dal prossimo 7 luglio quei reparti non saranno più operativi. All’atto aziendale del direttore generale hanno fatto seguito i primi ordini di servizio che bloccano le operazioni di accettazione dei pazienti. Quei reparti, si legge nella disposizione, vanno trasferiti a Palestrina. A niente sono valse, finora, le rimostranze della città e le iniziative dei sindaci del comprensorio che hanno denunciato la gravità di una scelta assolutamente dannosa per il territorio. La sede di Palestrina, peraltro, è disagevole e priva di attrezzature per l’emergenza. L’incontro in Regione con il responsabile della cabina di regia sulla sanità, D’Amato, non ha sortito effetti positivi. Il presidente Zingaretti, che qualche settimana fa, nel corso della campagna elettorale amministrativa, era stato in visita al nosocomio, assicurandone il potenziamento, non ha neppure voluto ricevere i primi cittadini del territorio, molti dei quali sono suoi amici di partito.

Continua il masacro della sanità nel Lazio

Si sta consumando , così, nella indifferenza più assoluta e nella protervia di chi governa la Regione Lazio,  l’ennesimo, assurdo attacco alla sanità regionale. Dopo la chiusura del Forlanini, il ridimensionamento del Pertini, rilevanti strutture sanitarie della Capitale, e la chiusura di alcuni ospedali nel resto della Regione, si colpisce ora un altro territorio, senza badare affatto alle esigenze sanitarie delle popolazioni ivi residenti e ai fattori di rischio presenti in un’area a forte valenza industriale, e alle prese con problemi di bonifiche e di disinquinamento.  Il bacino di Colleferro interessa oltre 200 mila abitanti tra la provincia di Roma e quella di Frosinone. L’Ospedale “Parodi Delfino”,  secondo il decreto dell’ex ministro Balduzzi, aveva tutte le caratteristiche per essere riconosciuto Dea di primo livello. E’ stato recentemente ampliato e ristrutturato, dotato di nuove sale operatorie e di un nuovo reparto di pronto soccorso. Investimenti enormi che rischiano ora di essere vanificati. Nei giorni scorsi , su iniziativa di Silvano Moffa,  in passato sindaco della città, e dell’Associazione nata per difendere l’ospedale, una “catena umana” ha circondato l’ospedale. “Un gesto simbolico – ha dichiarato l’ex parlamentare di destra – per riaffermare il diritto alla salute e costringere la Regione Lazio a revocare un provvedimento assurdo e dannoso”.

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