«Ruspa, ruspa» è il nuovo tormentone. Ed è anche l’incubo politico del Pd

giovedì 11 giugno 10:18 - di Fulvio Carro

La sinistra gli ha detto di tutto, cambiando le carte in tavola, lasciando intendere che Matteo Salvini volesse usare la ruspa contro la gente. Il tentativo è andato a vuoto, era fin troppo chiaro che cosa volesse dire il leader leghista. E alla fine la parola «ruspa», usata in campagna elettorale per invocare interventi drastici contro i campi rom e ogni tipo di abusivismo, è diventata un marchio di fabbrica. Un vero tormentone che ha sfondato anche sul web. Impegnato in un tour elettorale in vista dei ballottaggi di domenica, Salvini è stato accolto dai dirigenti locali del movimento con le magliette «ruspa in azione», lo stesso slogan indossato dal leader nelle sue numerose ospitate televisive.

Tutti a gridare «ruspa», la sinistra annaspa

A Somma Lombardo, cittadina del Varesotto non distante dall’aeroporto di Malpensa, non era ancora sceso dall’auto che molti sostenitori hanno iniziato ad applaudirlo e a pronunciare (divertiti) la parola: «Arriva la ruspa». Alla fine del comizio, poi, a Salvini è stato chiesto di pronunciarla di persona dal microfono a mo’ di saluto finale, riscuotendo un’ovazione. E sotto il palco un giovane militante, in mezzo a decine di altri con in mano penna e foglio di carta, gli ha portato una ruspa giocattolo da autografare. Anche un bambino in braccio alla madre, con aria scanzonata, ha pronunciato la parola-slogan, ma il genitore gli ha tirato uno scappellotto.

 E ora è in programma il viaggio in Nigeria

Un viaggio in Nigeria «entro metà luglio» per affrontare il tema immigrazione. Ad annunciare la visita è stato lo stesso Salvini durante una conferenza stampa con Marine Le Pen al Parlamento Ue. «La Nigeria – ha chiarito a margine della conferenza stampa – è un paese federale enorme dove la cosiddetta guerra c’è solo in due distretti, vogliamo capire come possiamo essere utili per evitare questo esodo di massa, di quanti soldi e di cosa hanno bisogno ore evitare queste partenze». Si tratta di una proposta, ha chiarito Salvini, diretta al «governo e alle regioni che amministriamo: quello che non fa il governo potrebbero farlo le regioni che amministriamo».

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