“Salva Ilva”, via libera della Camera. Rampelli: un’altra bufala di Renzi

3 Mar 2015 14:21 - di Alessandra Danieli

Sì definitivo dell’Aula della Camera alla conversione del decreto legge “Salva Ilva”. Il testo passa con 284 sì, 126 no (M5S, Lega e Sel) e 50 astenuti (Forza Italia e Fdi). 

Ilva: il no di 5Stelle e Lega

Piuttosto caldo il dibattito,  trasmesso in diretta tv, che ha preceduto le dichiarazioni di voto. Durissimo il giudizio dei Cinquestelle (che hanno esposto in Aula cartelli con un disegno di un bambino di Taranto che invita il padre a “ammazzare il mostro) e dei Verdi.  «In nome del popolo inquinato e ammalato, ingiustizia è fatta», ha commentato duro Angelo Bonelli, – è il settimo decreto in quasi tre anni, che condanna la popolazione di Taranto a vivere con la diossina e con i veleni». No anche del Carroccio. «Quattromila aziende dell’indotto dell’Ilva attendono da anni i pagamento dello Stato ladro, che ha preteso le tasse e non ha pagato i fornitori. L’ingerenza della politica nella gestione dell’Ilva sta desertificando il patrimonio siderurgico del paese, un tempo ai vertici mondiali – ha detto il leghista Davide Caparini.

Rampelli: le balle di Renzi

Emergenza sanità, ambientale ed economica. Fabio Rampelli, annunciando l’astensione di Fratelli d’Italia, ha criticato duramente il decreto che interviene sulla ex «gloriosa Italsider, che è stato storicamente il maggior produttore ed esportatore di acciaio nel mondo». Ancora una volta manca un piano strategico oltre l’emergenza. «Dal 2013 non è stato ancora realizzato un solo intervento di bonifica. Renzi – ricorda Rampelli – si era impegnato a stanziare 30 milioni di euro per il polo emo-oncologico pediatrico, questo decreto stanzia appena 500 mila euro che diventeranno 5 milioni. Ne mancano 25 all’appello e infatti il  polo non si realizzerà».

La truffa dei crediti

Infine il capogruppo di FdI a Montecitorio ha denunciato l’inerzia dello Stato e del governo di fronte ai 250 milioni di euro di crediti da parte delle aziende fornitrici di Ilva. «Di questa cifra, solo 35 milioni sono presenti nel decreto. Ci risulta che il commissariamento dell’Ilva preveda una gestione dello Stato e allora,  se lo Stato gestisce lo stabilimento, lo Stato deve pagare i fornitori e non favorire l’accesso al credito con le banche per le imprese, che hanno bisogno di liquidità e non di fare nuovi debiti». Avremmo voluto votare contro ma ci asteniamo perché una bocciatura del decreto ricadrebbe esclusivamente – ha concluso Rampelli – sui lavoratori e sul territorio.

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