Ecco le cinque ragioni per cui Bettino Craxi piacque ai missini

19 Gen 2015 15:01 - di Lando Chiarini

No, non furono solo gli stivaloni neri in “simil-duce” disegnati dal genio di Giorgio Forattini, all’epoca vignettista di Repubblica, a sdoganare Bettino Craxi presso l’elettorato di destra. Certo, il leader socialista, di suo, un po’ ci marciava sullo “scomodo” accostamento, dal momento che a lui – prefatore del Principe di Machiavelli – non  sfuggiva la natura inguaribilmente provvidenzialista degli italiani, sempre disponibili ad essere sedotti dal fascino dell’uomo forte.  Anzi, ne era talmente convinto da consentire a RaiDue, feudo socialista, di rompere il muro dell’antifascismo televisivo e di trasmettere Il giovane Mussolini, fiction in tre puntate con Antonio Banderas nei panni del focoso socialista romagnolo non ancora Duce del Littorio. In realtà, sono almeno cinque le ragioni che negli anni ’80 indussero il popolo missino a guardare con interesse mista a simpatia l’avventura politica di Craxi:

1 – L’opzione presidenzialista. L’elezione diretta del capo dello Stato era per il Msi di Almirante l’unico rimedio in grado di superare la partitocrazia. Per Craxi, lo strumento per rompere l’assedio Dc-Pci.

2 – L’anticomunismo. Presidiato unicamente dai missini negli anni ’70, l’anticomunismo del elenio successivo fu soprattutto di conio craxiano. Per introdurlo nel suo partito, il leader del socialista dovette ricorrere ad una polemica sugli “antenati” opponendo l’anarchico Proudhon a Karl Marx. L’obiettivo di Craxi era il “riequilibrio” elettorale a sinistra a danno del Pci. La selva di fischi con cui i socialisti accolsero al loro congresso Enrico Berlinguer (che di lì a poco sarebbe morto) scavò un solco di ostilità psicologica e politica mai superato in seguito.

3 – La stagione dei meriti. Proprio nell’ambito della polemica sulle origini ideologiche, il Psi – tramite il vicesegretario Claudio Martelli – oppose la «stagione dei meriti» a quella dei «bisogni».  Anche in questo caso salta agli occhi l’assonanza con il tema della meritocrazia, da sempre bandiera della destra.

4 – La riscoperta del Tricolore. In omaggio agli accordi di Yalta ed anche per la presenza del duopolio politico di due culture – cattolica e comunista – estranee al Risorgimento, quella nata dalla Resistenza fu sostanzialmente una repubblica senza nazione. I valori nazionali erano appannaggio di sparute minoranze, non solo quella missina. Negli anni ’80, Craxi introduce il tema del socialismo nazionale e tricolore in opposizione a quello classista ed internazionalista del Pci. In questa battaglia, il leader socialista “arruola” persino Garibaldi strappandolo così dall’iconografia comunista cui l’aveva “costretto” Togliatti scegliendolo come simbolo elettorale del Fronte Popolare alle elezioni del 1948.

5 – La crisi di Sigonella. L’aver difeso il principio di sovranità nazionale opponendosi agli Usa di Ronnie Reagan rese Craxi popolarissimo agli occhi della destra. Non per antiamericanismo, ma per aver fatto per una volta sentire gli italiani padroni in casa loro.

 

Commenti

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  • Sergio Sammartino 21 Gennaio 2019

    Aggiungerei una sesta ragione: il movimento di Mussolini non nacque a “destra”: i suoi fondatori furono tutti socialisti interventisti, sindacalisti rivoluzionari e repubblicani. La grande confusione si è creata quando i nostalgici del fascismo-regime si sono dichiarati – per ragioni puramente storiche _ “di destra”, pur non avendo nulla a che fare col liberismo della destra conservatrice e liberale, né con il tradizionalismo della destra aristocratica e religiosa. E la socializzazione di Mussolini fu una forma di correzione del capitalismo che è assolutamente possibile definire “socialista”. (S. Sammartino, docente di Storia)