La Rai e l’intervista-soft a Buzzi : «Siamo conosciuti, vinciamo le gare…»

6 Dic 2014 13:27 - di Paolo Lami

Dalla sponsorizzazione dei pannoloni Fater alla sviolinata sulla Cooperativa 29 giugno. Chissà chi chiese al mezzobusto Rai Franco Di Mare, quel 10 marzo scorso, di mettere in scena un altro  teatrino, questa volta davanti alle telecamere de “La vita in diretta“, dove si inventò narratore di «un’Impresa Speciale», cioè quella cooperativa 29 giugno che oggi, si scopre, prendeva lavori smazzettando tangenti a destra e a manca. Così, con toni alti e aulici, quel giorno, l’inconsapevole Franco Di Mare, presenta ai telespettatori la Cooperativa 29 giugno e il suo dominus Salvatore Buzzi: «Oggi la storia che vi vogliamo raccontare è una storia speciale, la storia di una cooperativa che riesce a dare lavoro, in un periodo di crisi come questo, a persone con disagi mentali, donne in difficoltà ex-detenuti, immigrati…». Come riesce a dare lavoro in tempi di crisi la cooperativa 29 giugno fatturando 40 milioni di euro, oggi lo sappiamo grazie a un’inchiesta.

La Rai celebra e santifica Buzzi a spese dei contribuenti

Quel 30 marzo scorso negli studi della Rai, c’è un incravattato Salvatore Buzzi che, sprofondato in una poltrona candida, gongola di fronte alle parole entusiastiche del conduttore. Condite dagli applausi di una clacque ben istruita mentre le telecamere stringono su una foto dei lavoratori della coop 29 giugno, chi con una ramazza, chi con uno scopettone, chi su una macchina per pulizie industriali. Il claim è veramente aziendalista: «una storia comune per gente speciale», recita la giornalista mentre scorrono le immagini dei lavoratori della coop 29 giugno impegnati nei vari appalti: dalla pulizia dei piazzali dell’Auditorium alla raccolta porta a porta dei rifiuti su via della Conciliazione, dallo sfalciamento del verde pubblico romano dell’Eur (l’ex-ad di Eur Spa, Riccardo Mancini, è ora in carcere per l’inchiesta su Mafia Capitale) alla pulizia di vasche e laghetti dello zoo della Capitale, soprannominato più prosaicamente Bioparco, fino alla pulizia dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia. «Quando il riscatto arriva attraverso il lavoro», scorre la scritta a «dimostrazione – sottolinea la giornalista de “La vita in diretta” – che impresa e solidarietà possono convivere…».
La puntata è, in realtà, una vera e propria “ospitata”di Buzzi, la celebrazione e la santificazione pubblica e a spese dei contribuenti di questo personaggio che andava a bussare a tutte le porte non solo per pretendere lavoro per promettere tangenti ma anche per fare marketing di sè stesso e della sua creatura.
«Partita con un capitale di 140.000 lire, a distanza di 30 anni la cooperativa conta più di 900 lavoratori», spiega la speaker della Rai mentre scorrono le immagini di Buzzi fra i “suoi” lavoratori intento a ciancicare una gomma con una certa soddisfazione da vero american self made man.
Immancabile l’intervista buonista all’immigrato: «la Cooperativa mi ha dato un’alternativa». Alternativa che pagavano, appunto, salata, i contribuenti, romani e non, attraverso le tangenti che Buzzi elargiva, soldi invariabilmente caricati su costi complessivi degli appalti. La chiusura del servizio è veramente un servizietto coi fiocchi: una foto di “famiglia”, un gruppo di lavoratori della coop 29 giugno soddisfatti e sorridenti seduti tutti insieme su una panchina. Immancabile parte l’applauso a comando della claque.

L’assist politically correct: dottor Buzzi, ci vuole coraggio…

«Questo Paese noi ne parliamo sempre male, dottor Buzzi, però è un Paese pieno di iniziative del genere…» – incalza il conduttore rivolgendosi a Buzzi «però ci vuole anche coraggio…». L’assist è fantastico, l’apoteosi del politically correct: «C’è un mio amico – racconta Di Mare per passare la parola a Buzzi – che ha una gelateria in Sicilia e che assume persone che vengono dal carcere. E, al più difficile di queste persone, ha affidato la cassa. La sera trova un euro in più piuttosto che un euro in meno». La porta è aperta. E Buzzi ci si tuffa. Racconta, spiega, celebra se stesso e la sua cooperativa. Non spiega il segreto di come trova lavoro per la 29 giugno. Ma si intuisce che gli si spalancano magicamente tutte le porte.
«Fare un lavoro del genere significa anche impegnarsi in una missione che non è detto che tutti colgano, io immagino che lei abbia dovuto superare più di una difficoltà…», gli torna sotto Di Mare.
La sfacciataggine di Buzzi si manifesta in tutta la sua sfrontatezza: «…guardi noi abbiamo dovuto supera’ due tre difficoltà…però noi, oramai, c’abbiamo un nome conosciutissimo: “29 giugno” a Roma è sinonimo di cooperativa con i detenuti…siamo il primo operatore del verde su Roma, facciamo la raccolta differenziata per conto di Ama…». Non si capisce perché Ama, inzeppata di personale o il Comune di Roma, che ha un esercito di giardinieri debbano affidare i lavori all’esterno, alla cooperativa 29 giugno. O forse lo si capisce fin troppo bene. Fatto sta che la domanda, perfino ovvia, non arriva…
Finalmente Buzzi, al quale è stato offerto gratuitamente da Di Mare questo straordinario palcoscenico che è “La vita in diretta“, spiega, con una faccia tosta fuori misura, come la cooperativa 29 giugno prenda i lavori: «…tutte cose che abbiamo conquistato piano piano andando sul mercato, facendo le gare…».

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