Faenza, mezzo Pd vota a favore della famiglia naturale: l’ira dei militanti dem

17 Dic 2014 19:37 - di Paolo Lami

Un ordine del giorno, proposto da Forza Italia e votato da mezzo Pd del Consiglio comunale di Faenza, che chiede alla Regione Emilia Romagna di «istituire la festa della famiglia naturale fondata sull’unione fra uomo e donna» e di mettere al bando il documento dell’Oms sull’educazione sessuale, ha scatenato l’inferno dentro al Partito Democratico nazionale. Con accuse reciproche. E richieste di tagliare politicamente la testa all’incauto sindaco Pd faentinoGiovanni Malpezzi. Costretto, alla fine, a fare un umiliante dietrofront.
Il sindaco ha dovuto buttar giù in fretta e furia una nota di scuse in cui definisce «non riuscito» il provvedimento dicendosi «rammaricato di aver sottovalutato la lettura che sarebbe stata data di quel voto e dell’interpretazione dell’aggettivo “naturale” che può essere fuorviante, fino al punto di attribuirmi valutazioni e pensieri che non mi appartengono».

Il sindaco Pd di Faenza si scusa e fa dietrofront

«Visto quanto accaduto – annuncia Malpezzi fra l’imbarazzo generale – mi farò promotore di un nuovo documento da portare all’attenzione del Consiglio comunale. Un documento più rispettoso e della ricchezza di opinioni all’interno della città e dell’opinione pubblica, e che dimostri come, al di là delle parole, la valorizzazione della famiglia in questi anni si sia tramutata in impegni concreti, verso chiunque e senza alcuna discriminazione».
L’approvazione, ha spiegato, è derivata dall’aver emendato un precedente odg di Forza Italia (ritenuto «inaccettabile») con l’introduzione della richiesta di un «quoziente familiare» per le imposte locali: «Ho temuto – sostiene – che un voto contrario su questo aspetto sarebbe stato letto come una evidente incoerenza. Il motivo del mio voto sta solamente qui». Ma, oramai, la frittata è fatta.
Malpezzi, una gioventù votata alla Democrazia Cristiana e poi all’Azione Cattolica, è stato letteralmente crocifisso dai suoi compagni di partito inferociti per essere stati messi così in imbarazzo dal sindaco faentino che è anche presidente dell’Unione dei Comuni della Romagna faentina.

L’ordine del giorno approvato da mezzo Pd locale

L’ordine del giorno proposto da Forza Italia era stato approvato dal consiglio comunale di Faenza in tutta tranquillità e a maggioranza con la firma anche del sindaco Pd e di altri consiglieri dem fra cui quella di Manuela Rontini, anche lei cresciuta politicamente in parrocchia e appena eletta nel nuovo consiglio della Regione Emilia Romagna. Alla quale, appunto, l’ordine del giorno votato dal Pd chiede di organizzare la “Festa della famiglia naturale” fondata sull’unione fra uomo e donna, promuovendone, sia direttamente che indirettamente, attraverso scuole, associazioni ed enti locali, la valorizzazione dei principi culturali, educativi e sociali.
Ma, appunto, la presa di posizione degli esponenti dem ha provocato un vero e proprio terremoto politico, tanto nel Pd dell’Emilia-Romagna quanto a livello nazionale dove alcuni esponenti di spicco hanno chiesto la testa di Malpezzi il cui primo mandato di sindaco della città romagnola scade l’anno prossimo.
Malpezzi è stato pesantemente censurato da Michele De Pascale, segretario provinciale del Pd di Ravenna.Che non sapeva se ridere o piangere per il clamoroso autogol nella porta Dem.

La furia dei militanti Pd: che cosa state combinando?

«La vicenda – ha detto visibilmente contrariato De Pascale – è stata gestita molto male e si è arrivati a un voto che ci lacera e che, nei prossimi giorni aprirà nel Pd di Faenza e provinciale un dibattito serio per chiarire le posizioni di tutti e uscire in maniera chiara e comprensibile». Fuor dai denti De Pascale fa capire che la conferma di Malpezzi è tutt’altro che scontata.
A chiedere espressamente al sindaco di farsi da parte anche la deputata dem Giuditta Pini che su Facebook e Twitter ha preso virtualmente a schiaffi il sindaco di Faenza. E parole sdegnate nei confronti di Malpezzi sono arrivate, ovviamente, anche dal senatore gay Sergio Lo Giudice e dalle associazioni di omosessuali. L’ira dei militanti Pd è ben restituita sul profilo Twitter del senatore Lo Giudice da Stefano Baiocchi che scrive al senatore senza troppi giri di parole: «Sergio, a chi cazzo state lasciando in mano il partito?!».
Insomma un bel caos, tutti contro tutti come accade oramai fin troppo spesso in casa Pd.

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