Ricordo di Mario Zicchieri, ucciso dai killer antifascisti a soli 16 anni

29 Ott 2014 17:54 - di Antonio Pannullo

«Era morto un fascista, non valeva la pena di guastarsi l’appetito o rovinarsi la cena. Era morto un fascista, andava in fretta sepolto: avevan paura anche di un morto…». Questa canzone del gruppo alternativo Zpm era stata scritta per Sergio Ramelli, il giovane missino assassinato a sprangate a Milano da elementi di Avanguardia Operaia, ma si adatta benissimo anche a Mario Zicchieri, “cremino” per i suoi camerati, sedicenne del Prenestino ucciso a fucilate davanti la sezione del Msi di via Gattamelata da killer a tutt’oggi sconosciuto. Ramelli ea stato ucciso pochi mesi prima, Mikis Mantakas lo stesso, e il 29 ottobre toccò a Cremino. Le Brigate Rosse, e in genere tutti i gruppi della sinistra estremista, teorizzavano da tempo la necessità di incutere terrore nei fascisti del Msi perché, spiegarono qualche anno dopo, nonostante le bombe, gli incendi, le aggressioni, i ferimenti, non mollavano né davano segni di cedimento. E infatti era proprio così: i giovani del Msi e del Fronte della Gioventù, l’organizzazione giovanile del partito, non cedettero mai, si difesero e continuarono a propagandare le loro idee e continuarono a tentare di cambiare il mondo. Neanche dopo la strage di Acca Larenzia (anch’essa impunita, come gli omicidi di Cecchin, Di Nella e tanti altri) la comunità missina arretrò, anzi. E così fu al Prenestino, quartiere rosso (benché costruito dal fascismo) dove il Msi ebbe sempre una sede sin dall’immediato dopoguerra. E nel quartiere gli attivisti del Movimento Sociale svolsero sempre una intensa attività sociale, politica, culturale. Attività che i comunisti di qualsiasi tipo non avevano mai tollerato, perché poi funzionava.

Un quartiere difficile

Solo un anno prima, in occasione del 25 aprile, c’era stata un’aggressione armata contro la sezione del Msi, a suon di bombe molotov, revolverate e accettate (nel senso di colpi di accetta). Neanche allora i ragazzi erano scappati, ma avevano ripreso la loro attività in favore delle fasce sociali più deboli con rinnovato vigore. Finché – è stato raccontato molte volte – in un primo pomeriggio di 39 anni fa si ferma una Fiat davanti alla sezione, ne scendono due ragazzi ben vestiti, che sparano sui giovani che si trovavano davanti al portone, uccidendo Zicchieri e ferendo gravemente Marco Luchetti. L’auto poi fugge, inseguita da un iscritto al Msi del Prenestino che però dopo pochi metri viene minacciato con le armi e costretto a desistere. L’allora segretario della Penestino Gigi D’Addio apprese la notizia nei locali della Federazione, in diretta, perché qualcuno telefonò al partito dicendo quanto era accaduto. D’Addio, che ancora oggi al ricordo si commuove, prese la sua vecchia Dyane e dal centro arrivò in pochi minuti, guidando come un folle, alla sede, dove apprese tutto. Fu subito assaltata la vicina sezione del Pci, i cui membri non c’entravano nulla, alcuni ragazzi missini entrarono nella sezione comunista e malmenarono i presenti, sull’onda di una comprensibile reazione emotiva: occorre ricordare che in quegli anni ai funerali dei missini partecipavano solo i missini, nessun esponente politico né nazionale né locale, veniva mai a portare il suo cordoglio. I partiti dell’arco costituzionale – il “sistema” dicevamo noi missini – glielo proibiva. E così andò avanti per oltre dieci anni.

Intimidazioni continue contri  i missini

Ma non so di nessuno che se ne andò dal Msi per questo motivo, per questa discriminazione odiosa, per questa emarginazione vergognosa. Cremino aveva solo sedici anni: non poteva essere colpevole di nulla, se non di avere un’idea controcorrente, alternativa ai partiti del consociativismo che hanno rovinato l’Italia, e i cui effetti di malgoverno li stiamo pagando ancora oggi. In questi 39 anni Mario Zicchieri è stato sempre ricordato dai suoi amici e camerati, e così è anche stavolta. Pochi anni fa, recentemente, l’amministrazione comunale guidata da Gianni Alemanno gli ha dedicato un giardino nei pressi, la cui lapide commemorativa è stata più volte distrutta dagli antifascisti. E i “fascisti” ogni volta l’hanno ripristinata….

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