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Ebola, la disattenzione alle procedure di sicurezza aumenta il rischio contagio

Ebola, la disattenzione alle procedure di sicurezza aumenta il rischio contagio

Società - di Redazione - 8 Ottobre 2014 - AGGIORNATO 8 Ottobre 2014 alle 18:12

Il momento della «svestizione», ovvero quando medici o infermieri si tolgono la tuta e gli altri dispositivi di protezione dopo essere entrati in contatto con un paziente affetto da Ebola: è questo uno dei momenti più delicati e pericolosi, perchè è proprio durante questa procedura che il rischio di contagio aumenta per il personale sanitario. Un rischio indicato chiaramente dai protocolli internazionali e che sembrerebbe essere la causa del contagio dell’infermiere spagnola ricoverata a Madrid, come da lei stessa dichiarato. Strettissime sono le procedure di sicurezza previste per il personale sanitario dalla circolare del ministero della Salute.  In «Malattia da Virus Ebola (MVE) – Protocollo centrale per la gestione dei casi e dei contatti sul territorio nazionale» dello scorso primo ottobre, si può infatti leggere che: «il personale sanitario dovrà indossare i seguenti Dispositivi di protezione individuale Dpi per assicurare la prevenzione della trasmissione da contatto e da droplets (secrezioni salivari), con la sequenza indicata: camice impermeabile, mascherina chirurgica idrorepellente, protezione per gli occhi (occhiali a maschera o schermo facciale), guanti». Ed ancora: «Qualora si effettuino delle attività clinico assistenziali con un elevato rischio di contaminazione (es. paziente con diarrea, vomito, sanguinamenti e/o in ambiente contaminato in modo significativo) – si legge – è opportuno utilizzare il doppio paio di guanti, il copricapo e i calzari. I guanti vanno cambiati quando presentano o si sospettano danneggiamenti o rotture». Il momento più critico, però, è proprio la rimozione dei Dpi: «Le esperienze pregresse in sanità pubblica, collegate ad eventi epidemici – avverte la circolare – hanno messo in evidenza come uno dei fattori critici per il controllo della esposizione del personale sanitario sia la corretta gestione dei Dpi, ed in particolare la loro corretta rimozione». I Dpi «vanno infatti rimossi secondo una sequenza predefinita e in grado di ridurre il rischio di contaminazione dell’operatore». Questa la possibile sequenza, in accordo anche con quanto raccomandato dall’Oms: «rimuovere i calzari; rimuovere i guanti arrotolandoli dal polso, avendo attenzione a non toccare la cute; rimuovere il camice avvolgendolo dall’interno all’esterno; igiene accurata delle mani; se si indossa un copricapo rimuoverlo procedendo dalla parte posteriore del capo; rimuovere la protezione per gli occhi procedendo dalla parte posteriore del capo; rimuovere la mascherina o il facciale filtrante procedendo dalla parte posteriore del capo utilizzando le stringhe o gli elastici di tenuta». I Dispostivi di protezione usa e getta, avverte infine il ministero, «vanno smaltiti negli appositi contenitori per rifiuti infetti secondo le raccomandazioni aziendali. I Dispositivi riutilizzabili (in questo caso quelli per la protezione degli occhi) vanno decontaminati secondo le procedure».

 

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8 Ottobre 2014 - AGGIORNATO 8 Ottobre 2014 alle 18:12