Dopo la delusione Stamina, la Lorenzin annuncia un farmaco “salva vita” contro l’epatite C

24 Apr 2014 13:05 - di Redazione

Sul metodo Stamina il ministro della Salute Beatrice Lorenzin ha sempre chiesto, con determinazione e piglio, chiarezza. Ora, una prima risposta è arrivata dalla Procura di Torino, che ha chiuso le indagini con venti indagati, tra cui il padre del metodo, Davide Vannoni. «I capi d’imputazione sono veramente pesanti, ma del resto già nel parere del primo comitato era scritto a chiare lettere che le infusioni potevano provocare effetti anche gravi sulla salute», ha affermato la titolare del dicastero dell’Eur in un’intervista alla Stampa. Tuttavia, ha quindi proseguito, «un intervento legislativo che vieti le infusioni Stamina lo può fare solo il Parlamento. Fino ad oggi, è bene ricordarlo, siamo stati costretti ad andare avanti dai Tar e dai giudici del lavoro che hanno accolto le richieste di famiglie disperate». Ma, ha anche aggiunto il ministro Lorenzin, «alla verità giudiziaria ne deve seguire una scientifica, perché è giusto togliere ogni dubbio a chi, spinto dalla disperazione, ha coltivato illusioni». E allora, annuncia sgomberando il campo dalle polemiche il ministro della Salute, la riforma del sistema è dietro l’angolo: e punta soprattutto su regole più trasparenti per la sperimentazione («che non dovranno più essere decise dai singoli ospedali»), come sul rafforzamento del ruolo delle istituzioni scientifiche. Poi, rifacendosi al precedente degli Spedali Civili di Brescia, spiega come in quel caso «siano state fornite informazioni errate su Stamina»: una falla dovuta alla mancanza di dighe sicure nel sistema. «Abbiamo norme sulla sperimentazione di farmaci e terapie che lasciano troppi spazi alle libere interpretazioni. Dobbiamo definire regole più trasparenti e centralizzare maggiormente le decisioni», ha spiegato la Lorenzin, aggiungendo a stretto giro la constatazione amara per cui, «purtroppo, siamo un Paese a bassa alfabetizzazione scientifica. Lo dimostra il ruolo che hanno avuto certi talk show alla ricerca di audience attraverso la tv del dolore. Qualche regola prima o poi dovremmo scriverla anche qui, perché non si possono promuovere al rango di terapie presunti metodi, che non hanno superato nemmeno la fase uno della sperimentazione».
Ma, per un metodo di cura bocciato, c’è un successo farmacologico a compensazione: «Da qui ai prossimi due anni – ha anticipato il ministro della Salute – sul nostro mercato nazionale ci saranno farmaci innovativi. Uno di questi salva dall’epatite C: fai un trattamento e guarisci. Non si morirà più di questa malattia». Certo, si tratta di un farmaco molto costoso. «In alcune nazioni del nord Europa – ha spiegato infatti la Lorenzin – hanno deciso di darlo solo alle persone giovani, vietandone la somministrazione sopra una certa età. Ma io non voglio questo per l’Italia, non esiste. Non giochiamo con la vita delle persone. Voglio operare una linea di risparmi, allora, proprio per non dover far scegliere, un giorno, di salvare una vita piuttosto che un’altra: è una discriminazione che non ci possiamo permettere come Paese». Così, a proposito di tagli, di investimenti oculati e di spending review applicata alla salute, il ministro ha ricordato come, per esempio a Roma, «ci sono ospedali che avevano la gestione delle mense a 32 euro al giorno: roba da bollino Michelin. Vi assicuro – ha quindi concluso – che si può con razionalità, chiarezza e trasparenza, mettere in sicurezza il sistema. Si può recuperare da un ammontare di dieci miliardi. Bisogna rifare investimenti». E dunque, puntare sull’essenziale e sul certo.

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