Pagine di storia/Niente cieca ideologia, siamo (laburisti) inglesi…

7 Feb 2014 19:29 - di Antonio Pannullo

Si fa presto a dire sinistra. Eppure se c’è una sinistra dalla quale prendere esempio, soprattutto da un punto di vista etico più che politico, è proprio il Partito laburista inglese, che nacque il 7 febbraio del 1900. Ma di sinistra, in realtà, per come siamo abituati noi italiani e intendere il termine, ha solo la definizione. Sì, perché il laburismo inglese, e in generale anglosassone, vuol dire libertà, riformismo, dialogo e collaborazione con l’avversa parte politica, nell’interesse supremo della nazione, in questo caso del Regno. Tutt’un’altra storia rispetto al Partito comunista italiano, che di tutto questo non aveva nulla: intanto faceva gli interessi di una potenza straniera, l’Unione sovietica, non propugnava la libertà, neanche all’interno della sua famiglia, le riforme le vedeva come qualcosa di controrivoluzionario e di destabilizzante, la libertà non sapeva neanche dove fosse di casa, tant’è che plaudiva alle sanguinose repressioni in Ungheria, Cecoslovacchia, Polonia, e che costruì addirittura un muro per impedire che la popolazione sfuggisse al paradiso comunista, che era tale solo per la sua nomenklatura, sempre quando non arrivavano le purghe. Quanto alla collaborazione e al dialogo con gli avversari politici, beh, non c’è davvero bisogno di arrivare al Pci per vedere che l’unica strategia politica dei comunisti de’ noantri era l’odio, la distruzione fisica del “nemico”, in quanto, ovviamente, “nemico del popolo” e quindi passibile di pena capitale. Meglio se immediata. Ma il dna è quello che è, e quindi, pur avendo cambiato nome diverse volte, gli eredi del Pci non possono fare a meno di demonizzare, diffamare, infangare il nemico politico, ricorrendo a tutti i mezzi per toglierlo di mezzo. Tutti i mezzi, tranne che il voto libero della gente, che ovviamente li vedrebbe sconfitti. I laburisti inglesi all’inizio lavorarono di conserva con le Trade Union, i sindacati, per difendere i diritti dei lavoratori, ma mai in Inghilterra il sindacato è stato usato come una clava per abbattere il governo “nemico” di turno. Forse ci provarono un po’ con la rivolta dei minatori contro la Thatcher, ma trovarono una resistenza fortissima, e rinunciarono, sempre nell’interesse della nazione. Questa è la profonda differenza tra la sinistra italiana e quella anglosassone, l’attenzione per l’interesse comune. In Italia, pur di abbattere quello che l’intellighentzia di sinistra definisce “tiranno”, si passa sopra a qualsiasi interesse generale, l’importante è cacciare il “nemico del popolo, e chi se ne importa se la nazione ci rimette. Così, nel Regno Unito, conservatori e laburisti si sono sempre alternati, compresa il periodo post bellico, quando il conservatore Winston Churchill, che aveva eroicamente, si può dire, resistito all’invasore e consentito agli inglesi di uscire vincitori da una guerra devastante, fu clamorosamente e, diciamolo, inaspettatamente, almeno per noi italiani, bocciato in favore dei laburisti. L’unica volta in cui l’alternanza non ci fu, perché governò sempre la sinistra, capitò quando un signore di nome Tony Blair nel 1994 vinse le elezioni e divenne premier, carica che avrebbe mantenuti fino al 2007. Ma perché non ci fu? Perché con Blair la sinistra si fece quasi destra, di volta in volta lui prese le decisioni che sembravano migliori per il Paese, infischiandosene di quello che prescriveva l’ideologia. Come testimoniano le ben quattro guerre in cui Blair trascinò i sudditi di Sua Maestà. Muso duro anche con le Trade Union, proprio come la lady di ferro, perché l’interesse del cittadino inglese è superiore a qualsiasi interesse di parte. In Italia, invece,la sinistra non ha e non ha mai avuto, il senso dello Stato, occupata com’era a combattere il nemico di turno. E quando ha governato, finalmente, ci ha portato nell’euro, finendo di distruggere quel poco che il centrosinistra non aveva già distrutto. Quindi: buon compleanno ai laburisti, perché gli inglesi sanno che sia i laburisti sia i conservatori metteranno sempre al primo posto lo Stato, cioè i cittadini. Certo volte sarebbe bello essere inglesi.

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