Il Nuovo Centrodestra si presenta. Alfano: «Siamo nati per aiutare Silvio a vincere, altri lo violentano…»

23 Nov 2013 13:38 - di Antonio Marras

“Angelino, Angelino!”. Con applausi e urla di acclamazione per il vicepremier Angelino Alfano, si è aperta a Roma la prima convention del Nuovo Centrodestra, dopo la scissione da Forza Italia. Ad una settimana dalla nascita, in un gremito Tempio di Adriano, nella centrale Piazza di Pietra, si sono ritrovati i parlamentari italiani ed europei, i consiglieri ed assessori regionali che hanno deciso di aderire al nuovo movimento. A marcare la nuova stagione, una colonna sonora fatta di musica pop, da cui sono scomparse le note melodie di Forza Italia e del Pdl. Essenziale la scenografia: niente palco ma solo una pedana, che ospita gli interventi di un rappresentante per ogni regione d’Italia, con il ministro Maurizio Lupi a fare da moderatore. Sullo sfondo un grande pannello bianco, con al centro la scritta nera “Nuovo Centrodestra insieme”. Tutto intorno, stampate, le firme di parlamentari e consiglieri che in questa settimana hanno aderito al movimento. Il logo, ha poi sottolineato Lupi, non è il simbolo del nuovo partito, che verrà probabilmente presentato nella convention nazionale del 7 dicembre, il giorno del lancio ufficiale del Nuovo Centrodestra. I numeri? Trenta senatori, 29 deputati, sette europarlamentari. E ancora: il presidente della Regione Calabria, Scopelliti, 16 assessori regionali e 88 consiglieri regionali.

«Confesso la mia grande emozione, gioia e ammirazione di essere il socio fondatore del più grande partito del centrodestra in Italia», ha esordito Angelino Alfano, sottolineando la “ambizione grande di far tornare a vincer e il centrodestra con i nostri principi, valori e programmi”. «Non ci siamo staccati dal centrodestra, ma non aderiamo a Forza Italia che non è più quella che abbiamo conosciuto nel ’94. Il Nuovo Centrodestra sarà il valore aggiunto che farà vincere la coalizione alternativa alla sinistra», ha spiegato l’ex segretario del Pdl, che annuncia una struttura “rivoluzionaria” per il Ncd. «Tutti i poteri saranno nei territori con un assetto di partito federale che affiderà le scelte a livello territoriale, con un modello democratico e dal basso». Alfano tiene un profilo moderato e invita a non curarsi di chi critica la spacattura e il successivo passo verso un nuovo partito: «Ogni giorno ci attaccano da Forza Italia. Ma a loro dico: state sereni, perché in tanti stanno aderendo al nuovo centrodestra, anche dal partito del non voto. Partiamo con l’abbrivio di sondaggi entusiasmanti: non abbiamo ancora una sede e un simbolo ma milioni di italiani hanno già detto di essere pronti a votare per noi». Ma poi usa parole dure contro chi, a suo avviso, mal consiglia il Cavaliere: «Qui c’è gente che si era stancata dell’idea che il nostro movimento finisse in mano a radicali ed estremisti e che non accettava che la capacità di sintesi e grande equilibrio del nostro presidente venisse violentata ogni giorno».

Alfano cita anche il discorso della montagna del Vangelo di Matteo: «Sarebbe stato molto più facile restarsene comodi sotto l’ombrello protettivo di un partito, con qualche carica. Sappiamo che saremo attaccati ma non siamo impauriti, la coscienza del fatto che la porta è stretta ma la strada è quella giusta». La conclusione è un richiamo alle origini: «Oggi provo la stessa emozione di quando da ragazzino ho sentito i jingle e visto le bandiere di Forza Italia e mi sono detto che la strada era quella giusta. Sappiate che nessuno ci darà attenuanti, ma possiamo farcela».

A stretto giro arriva la replica degli “azzurri”, colpiti dalle parole di Alfano sulla “violenza” perpetrata ai danni del Cavaliere: «Meraviglia che l’onorevole Alfano, cresciuto accanto al leader del centrodestra e con il quale ha avuto un rapporto quasi filiale, oggi dica che Berlusconi sia stato violentato da alcuni estremisti nel partito. Evidentemente non ha capito che Silvio Berlusconi, attento ad ascoltare l’opinione di tutti, decide sempre con la propria testa senza lasciarsi condizionare da nessuno», dice Altero Matteoli di Fi. «Alfano, probabilmente, cerca a posteriori una giustificazione alla scissione che finora non ha trovato motivazioni politiche. Se la motivazione è quella esternata oggi, Alfano è davvero fuori strada», conclude.

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